Quattro indagati per Green Pass Falsi: è il copione che conosciamo da un bel po’ di tempo, e che periodicamente si ripete.
Persone convinte che il Green Pass sia una presunta “violazione della privacy“, nonostante le pronunce contrarie di Consiglio di Stato e altri enti, non si fanno problema di elargire documenti personali a “sensali del Green Pass”.
Sensali che, come nel caso dei quattro indagati per Green Pass Falsi, dichiarano di avere contatto con persone in grado di produrre il falso richiesto. Operatori infedeli, come dichiarato dagli indagati nelle chat nel caso di specie, o fantomatici “hacker russi” in grado di usare le credenziali degli operatori, in casi precedenti.
L’esito è sempre lo stesso. Effettivamente può capitare che il documento sia elargito.
Ma come questo caso evidenzia, il “sensale del Green Pass falso” terrà copia dei documenti di identità inviatigli.
Merce molto ambita e pregiata sul Deep Web. Esiste infatti un ricco mercato di documenti e tessere sanitarie, che malintenzionati possono usare per furti di identità e sono pronti a comprare a caro prezzo.
I quattro indagati per Green Pass Falsi (numero potenzialmente in grado di crescere) hanno quindi patito perquisizioni ed iscrizione nel registro degli indagati.
Sappiano i loro clienti che il rischio è molto maggiore: a parte che le chat ora sono sotto indagine dalle autorità, come abbiamo già visto in casi simili, con un documento dato via con leggerezza si possono fare molte cose.
Un malfattore potrebbe ad esempio aprire conti corrente da usare per l’acquisto di armi, droga e altro materiale illegale, commettendo ogni sorta di reato a nome dello sprovveduto “elargitore di documenti”.
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