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PRECISAZIONI Facebook ha contrassegnato la Dichiarazione d’Indipendenza come sostegno all’odio

Gli algoritmi di facebook hanno fatto un’altra vittima, e questa volta è più che illustre. Si tratta addirittura della Dichiarazione di indipendenza americana, che in un estratto non ha passato il filtraggio del noto social network.

Addirittura Facebook (o i suoi algoritmi) ha contrassegnato questa parte della Dichiarazione di Indipendenza come “discorso d’incitamento all’odio”, in questo luglio.

Il fatto

Gli algoritmi di Facebook sono stati allertati sull’uso della frase “selvaggi indiani”, contenuta in una parte della Dichiarazione di Indipendenza e ripubblicata in un post di Facebook questo mese. L’algoritmo ha automaticamente sospeso il post dalla pubblicazione per un giorno.

Gli addetti del social network hanno poi verificato “manualmente” il post, ammettendo l’errore dell’algoritmo nel non riconoscere il contesto della frase. Il post è stato dunque ripristinato il giorno successivo. Facebook non ha dunque contrassegnato l’intera Dichiarazione di Indipendenza come testo di incitamento all’odio, ma solo uno dei dodici estratti dal testo completo.

È accaduto al post di un piccolo giornale nell’est del Texas, prima dell’importante festa americana del 4 luglio.

Il giornale Vindicator, della contea di Liberty, a 50 km da Houston, ha pubblicato il testo della Dichiarazione d’Indipendenza sulla sua pagina Facebook, in dodici post separati, tra il 24 giugno e il 4 luglio.

La parte censurata

Il decimo estratto è stato però bloccato dall’algoritmo di Facebook, come confermato dallo stesso social network. Il testo, nello specifico, recita:

Parte 10 (le lamentele dei coloni su Re Giorgio III):

Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi per mano di questi.

Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione”.

Un “incidente diplomatico” riportato da tutti i media.

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