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No, questo studente non è stato punito per aver rifiutato di usare la scala LGBT

Ci segnalano i nostri contatti una condivisione social che parla di uno studente punito per aver rifiutato di usare la scala LGBT. Il contenuto è sostanzialmente inesatto, al limite della clickbait se non apertamente in essa.

In realtà c’è uno studente punito e non perché un “preside rosso” avrebbe deciso di imporgli la scala LGBT, ma per il come, un po’ troppo creativo e anche pericoloso, usato dallo studente.

No, questo studente non è stato punito per aver rifiutato di usare la scala LGBT

Di vero c’è una scalinata, inaugurata durante la Giornata nazionale contro l’omofobia e abbellita con una decalogo di termini valoriali quali “inclusione”, “accoglienza”, “non discriminazione”.

Di inesatto c’è il motivo della sanzione: ANSA riporta quanto affermato dall’istituto, che conferma come il 13enne si è beccato la nota per una bravata: l’essersi arrampicato sulla ringhiera della scala, penzoloni nel vuoto, pur di non salire quei gradini, per sfida con l’insegnante. Poi al presidente che lo ha sentito ha confermato la propria “contrarietà alle idee Lgtbt”.

No, questo studente non è stato punito per aver rifiutato di usare la scala LGBT

Ulteriore conferma sono le parole del dirigente dell’ufficio scolastico regionale (ed ex ministro) Marco Bussetti: “non ci sono motivazioni ideologiche dietro la nota comminata allo studente veronese che si è arrampicato lungo il corrimano di una scala color arcobaleno: l’unica motivazione dell’annotazione riguarda esclusivamente il comportamento dell’alunno, che ha messo in gravissimo pericolo la propria vita. La scuola ha agito unicamente per tutelare la incolumità del ragazzo e dissuadere da comportamenti simili”.

Secondo la ricostruzione infatti il tredicenne avrebbe dapprima cercato di di utilizzare una scala elicoidale lì vicina. Poi, richiamato dalla docente, si sarebbe “aggrappato alla ringhiera della scala che dà sul vuoto, con un salto di almeno quattro-cinque metri”, cominciando a salirla con la forza delle braccia.

Resta aperto tra le forze politiche il dibattito sulla libertà di espressione: resta il fatto che un “salto nel vuoto” è da considerarsi un gesto pericoloso.

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