Bufala

No, questa non è un’immagine di Lucio Battisti che fa il saluto romano

Siamo alla boa dell’ennesimo Sanremo da record ed ecco che ci segnalano l’ennesima riedizione della foto di “Lucio Battisti che fa il saluto romano”. Non è il nostro primo rodeo: a quella odiosa pareidolia per cui basta sollevare una mano per essere additato come un pericoloso fascista che vuole il Terzo Reich ci siamo abituati.

No, questa non è un’immagine di Lucio Battisti che fa il saluto romano

Ci è successo in passato, siamo stati noi stessi pesantemente ingiuriati e minacciati dalla teppaglia social per aver spiegato la differenza tra saluto romano, saluto militare e arringare le folle, e quasi sentiamo un sentimento di comunanza con Lucio Battisti.

No, questa non è un’immagine di Lucio Battisti che fa il saluto romano

Siamo nel 1971: l’uscita della “Canzone del Sole” cementa il mito di un Lucio Battisti fascista, in quegli anni di piombo in cui se non prendevi espressamente posizione verso qualcosa eri “dell’altra parrocchia”, in cui persino Tolkien fu additato di fascismo perché nella sua opera non vi era posto per particolari riflessioni politiche ma solo etiche e religiose.

E lo fa per motivi capziosi: il “mare nero, mare nero, mare nero…” del ritornello viene identificato come un simbolo fascista. Un po’ come se oggi considerassimo “La Camisa Negra” di Juanes una canzone fascista.

Cosa che, invero, è stata fatta, nonostante la strofa “Tengo la camisa negra, hoy mi amor está de luto” (“Ho una camicia nera perché il mio amore è listato a lutto”).

Il mare nella “Canzone del Sole” è ovviamente un simbolo di innocenza perduta, ma in quegli anni in cui l’innocenza era perduta per davvero divenne una simbologia parafascista.

Solo un anno dopo, in una pubblica apparizione, Battisti ha l’infelice idea di arringare le folle durante “Io penso a te”.

Citiamo dal libro del 2013 “Musica leggera e anni di piombo” edito da No Reply

“Un anno dopo circola una foto di Battisti con il braccio destro teso, come fosse un saluto romano. In verità, lo scatto è tratto da un programma televisivo, nel quale Battisti canta ‘E penso a te’. Dopo la strofa ‘Io lavoro e penso a te / torno a casa e penso a te / le telefono e intanto penso a te…’ si accendono le luci e lui alza il braccio per dirige gli ospiti che, in coro, intonano ‘Papapapapàaaa… Papapapapàaaa…’. E’ semplicemente in segnale, nessun saluto romano”

Non sarà la prima assurdità attribuita al personaggio: Mogol ricorderà come la coppia Battisti-Mogol fu tacciata di ogni cosa, dal fascismo all’abituale frequentazione di festini omosessuali come una coppia segreta.

L’accusa fu reiterata: la copertina di “Il mio canto libero” sempre nel 1972, con braccia dritte verso l’alto fu accusata di contenere “diversi saluti fascisti” nonostante la posizione delle mani (con le dita aperte come i rami di tanti alberi) fosse del tutto diversa.

Battisti divente fascista, anzi missino, anzi finanziatore di Ordine Nuovo.

“Non c’era bisogno di prove, lo si sapeva e basta”, racconterà di quell’epoca folle Pierangelo Bertoli, descrivendo la stessa forma mentis degli odierni bufalari.

La stessa che, nel nostro piccolo, abbiamo vissuto anche noi.

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