Categorie: Editoriale

No, non penso curerete il malcostume inneggiando a “Napoli capitale dei botti”

Ogni anno, ogni singolo anno, parte la triste conta ai morti e feriti per i botti di Capodanno. Conta che fortunatamente quest’anno non conta morti, ma sfortunatamente registra 124 feriti, di cui alcuni gravi e destinati ad invalidità gravissime e permanenti.

Un gravissimo problema di civiltà ancor prima che di sanità: un festeggiamento che lascia numeri e ferite da campo di battaglia è oggettivamente indegno di una società civile.

Ogni singolo anno però qualcuno cerca di liquidare la questione puntando il dito su “Napoli capitale dei botti”, dolendosi delle vittime, staffilando una singola città e poi via, si riparte l’anno dopo.

Questione che non è giusta per una serie di ragioni.

Inneggiando a “Napoli capitale dei botti” non risolvete il problema

Ok, vi siete sfogati. Avete puntato il dito contro una città tradizionalmente legata alla “cultura dei botti”. E poi?

Non vi viene in mente il fatto che ogni singolo anno la gente continui a perdere occhi, mani e pezzi di faccia in giro per l’Italia significa che la vostra petizione di principio non ha risolto davvero il problema?

È esattamente il treno di discorso per cui in ogni classe c’è un Franti, un “ultimo della classe naturale”, ed in ogni classe i penultimi della classe possono permettersi ogni errore e svogliatezza, senza alcun bisogno di migliorare perché “Tanto l’ultimo della classe sarà sempre peggiore di noi”.

Con l’aggravante che dati alla mano in questo caso non c’è un ultimo della classe, ma un malcostume diffuso in tutto il mondo e mascherato dietro lo schermo della “capitale dei botti”.

Un malcostume si combatte contrastandolo, non puntando il dito su un “cattivo naturale”.

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