Circola ormai da diversi giorni sui principali social network, un post che attribuirebbe alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa dichiarazione:
Se perdo il referendum sulla magistratura, lascio la politica.
Si tratta ovviamente di una fake news e ora vi spieghiamo perché, ma partiamo chiarendo di cosa si tratta senza troppi tecnicismi.
Il referendum che viene citato nel post, riguarda una riforma della giustizia approvata dal parlamento che va a modificare alcuni articoli della nostra Costituzione.
Per questo motivo, trattandosi di una riforma costituzionale, la procedura non segue lo stesso percorso delle leggi ordinarie.
No, Giorgia Meloni non ha mai detto che lascerà la politica se perde il referendum
Per quanto riguarda l’Italia, una volta approvata dal parlamento, la riforma entra in vigore automaticamente se ottiene almeno i due terzi dei voti.
Nel caso in cui ciò non avvenga, la Costituzione prevede che la decisione finale possa essere rimessa ai cittadini tramite un referendum confermativo, come appunto, in questo caso.
A differenza dei classici referendum abrogativi, che servono a cancellare una legge, questo referendum non prevede alcun quorum: non importa quante persone andranno a votare, conta solo se vinceranno i Sì o i No.
La riforma riguarda soprattutto l’organizzazione della magistratura. In estrema sintesi propone:
la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che oggi appartengono allo stesso ordine;
una riorganizzazione degli organi che gestiscono la carriera e la disciplina dei magistrati;
nuove regole sul funzionamento di questi organi.
Ora che abbiamo chiarito di cosa si parla e come funziona il referendum, dovrebbe essere più semplice comprendere
perché la frase attribuita alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia falsa.
Al di là di ogni valutazione politica o logica, c’è un fatto molto semplice che da solo basterebbe a chiudere la questione:
quella frase non compare in nessuna conferenza stampa, intervista o dichiarazione ufficiale della premier.
Ma anche volendo ignorare questo elemento, la dichiarazione resta un controsenso logico. Il referendum non è un voto sul governo né sulla tenuta dell’esecutivo, ma solo su una riforma. Un eventuale “No” bloccherebbe la legge, non la carriera politica di chi la sostiene.
Attribuire false dichiarazioni in ambito politico a ridosso di una votazione, ha un obiettivo ben preciso: forzare il significato del referendum e trasformarlo in uno scontro personale.
È un meccanismo ricorrente della disinformazione: semplificare un tema complesso, caricarlo di emotività e spostare l’attenzione dal contenuto del voto alla figura di chi governa.
In questo modo non si chiarisce il dibattito, lo si altera.
Smontare queste fake news non è un dettaglio, ma una condizione minima per poter votare in modo consapevole.
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