A Chi di Fausto Leali, piaccia o non piaccia, fa parte della cultura personale degli italiani. Tutti la conoscono e tutti la canticchiano almeno una volta nella vita, e non è un caso se tanti artisti si sono prodigati nell’omaggiare il cantante con le loro cover. Eppure, anche la super hit di Fausto Leali è – a sua volta – una cover.
Negli anni ’60 non era strano imbattersi in versioni italiane di successi internazionali, una tendenza che inghiottì gli artisti che Sentire Ascoltare definisce “il grande saccheggio”: non era d’obbligo conoscere perfettamente la lingua di partenza, piuttosto era sufficiente proporre un testo sensato in italiano, muovendosi tra assonanze e metriche. A Chi era figlia di quell’epoca.
A Chi di Fausto Leali uscì nel 1966 come parte del disco Fausto Leali e i suoi Novelty. Ad oggi viene considerata una delle migliori performance vocali del cantante di Nuvolento.
Si trattava della versione italiana di Hurt, brano statunitense scritto da Al Jacobs e Jimmie Crane e inciso da Roy Hamilton nel 1954. Successivamente la cantante italoamericana Timi Yuro ne incise una sua versione nel 1960. Fu proprio la Yuro a trasformare l’originale di Hamilton in una “ballad in stile rhythm and blues”.
Il testo della versione di Leali fu scritto dallo stesso cantante insieme al suo chitarrista Pino Braggi, ma quando arrivò il momento dell’incisione si scoprì che una versione italiana di Hurt era già esistente.
Una versione italiana di Hurt era già stata depositata nel 1962 con la firma di Mogol e incisa da Milva con il titolo di Ferita. Come ricostruisce Globalist, in quel tempo “per registrarne un’altra si doveva avere l’autorizzazione dell’editore e riconoscere i diritti a Mogol. Queste le regole del gioco, che Fausto, 22 anni e in cerca di gloria, accettò pur di realizzare il suo progetto”.
Se ascoltiamo la versione originale di Roy Hamilton, in effetti, ci accorgiamo che quella incisa poi da Timi Yuro è un ponte che ci conduce alla canzone incisa da Fausto Leali nel 1967.
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