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Le Alpi Giapponesi: esistono davvero

La storia delle Alpi Giapponesi è legata a filo strettissimo all’analfabetismo funzionale. Un analfabetismo funzionale che attraversa le epoche per giungere fino a noi, mutando pelle. Ma non la sostanza.

Cominciamo dalla moderna storia del simpatico Marco, da non confondersi con Marco l’Elettronico, amico e socio di Adrian nella nota Serie Evento su Mediaset appena terminata.

Che una bella mattina decide di scrivere alla redazione di una pagina di cucina e gastronomia insultando gli amministratori e dandogli degli ignoranti per aver parlato delle Alpi Giapponesi, ferito nel suo italico orgoglio di Italiano Sovrano e convinto per questo che le Alpi esistano solo in Italia.

Al centro del giappone dove stanno le alpi! Studia ca**o studia! Le alpi sono in italia!

Almeno Marco l’Elettronico avrebbe usato Google per fare due ricerchine.

Marco il commentatore invece no. In base alla sua esperienza diretta e personale di Italiano Sovrano, le Alpi sono una catena montuosa italiana. Quindi non possono esistere Alpi al di fuori del suolo nazionale, e se esistono questo è un errore.

È esattamente come funziona l’Analfabetismo Funzionale: io, Tizio, non ho conoscenze specifiche sul fenomeno X. Però ho la mia esperienza personale che mi dice che, nel piccolo paesello dove vivo, X non esiste ma esiste Y. Deduco quindi che X sia in errore.

È il fenomeno per cui periodicamente siamo sommersi di foto di vip, attori e cantanti di colore descritti in didascalie come “immigrati poveri che gli danno il lusso”: l’Analfabeta Funzionale medio, che non ha mai visto un Samuel L. Jackson dal vivo, non può concepirne la presenza.

Può concepire solo il povero ometto che chiede l’elemosina davanti al Supermercato, e la sua mente gli suggerisce che Samuel L. Jackson debba essere un povero questuante e mendico perché la sua esperienza di vita concreta non contempla l’esistenza di Samuel L. Jackson.

Ma Marco il commentatore può essere perdonato: anche le Alpi Giapponesi derivano il loro nome da un piccolo esempio della stessa logica, sia pur effettuato da una persona con la caratura culturale e sociale abbastanza elevata da tramutare il suo errore in dato di fatto.

Le Alpi Giapponesi

La logica alle spalle della scelta di William Gowland, chimico, archeologo ed esploratore fu la stessa di centinaia di uomini ed esploratori del suo tempo e precedenti.

Alpi Giapponesi, Foto di Conchín Ortiz da Pixabay

Da sempre, quando un esploratore arriva in una terra lontana, battezza i luoghi che vede con nomi di sua scelta. Succede, è così che viene fatto, anche se quei luoghi un nome ce lo avevano.

William Gowland sul finire del 1800 fu chiamato in Giappone per aiutare con la modernizzazione del paese. Introdusse nuovi conii in rame per la Zecca nazionale, migliorò la metallurgia e si dedicò nel tempo libero all’esplorazione ed all’alpinismo. Salvo poi decidere di trasformare il suo hobby in parte del suo lavoro redigendo guide turistiche.

Nei suoi viaggi si imbattè nei Monti Hida (Hida Sanmyaku, tradotto letteralmente “La Catena Montuosa di Hida”), un massiccio che attraversa prefetture di Nagano, Toyama e Gifu.

Fu così il primo occidentale a scalarle e, in quanto occidentale “scopritore” di un massiccio montuoso potenzialmente in grado di estendersi attraverso una intera nazione o cospicua parte di essa (Gowland aveva esplorato solo la parte più a nord) decise di imporre il suo nome al massiccio.

Gli Hida Sanmyaku furono così descritti nelle guide turistiche, redatte inizialmente in inglese a beneficio dei turisti e poi in grado di impattare lo stesso linguaggio giapponese, come le Japanese Alps, le Alpi Giapponesi.

Ulteriori esplorazioni e la catrografia moderna portarono a considerare gli Akaishi Sanmyaku, i Kiso Sanmyaku e gli Hida Sanmyaku come parte del medesimo massicio: a quel punto gli stessi Giapponesi cominciarono a usare il termine Nihon Arupusu (calco letterale di Japanese Alps, le Alpi Giapponesi) per descrivere il complesso delle tre catene. Da allora, la catena montuosa di Akaishi divenne le “Alpi Giapponesi del Sud”, la catena del Kiso divenne le “Alpi Giapponesi del Centro” e la Catena Montuosa di Hida, scoperta da Gowland e ribattezza per prima, passò dall’essere le “Alpi Giapponesi” ad essere “Le Alpi Giapponesi del Nord”.

Collettivamente, le tre Catene Montuose divennero le “alpi Giapponesi” attuali, terra promessa di alpinisti, montanari e gastronomi perché attraversano terre dove l’allevamento ha raggiunt le sue vette di bontà e qualità organolettica in un paese dove la mancanza cronica di spazi ha reso l’allevatore parte di una elite in grado di produrre gastronomia ricercata e di elevato livello.

Il Giappone ha da sempre suscitato interessi e bufale: ricordiamo in queste pagine la storia degli insegnanti che non si inchinano mai e dei controllori del treno che chiedono perdono ai passeggeri se fanno ritardo anche di pochi minuti perché i treni giapponesi non ritardano mai. Entrambe bufale.

Ma questa no, non lo è. Le Alpi Giapponesi esistono. Sono un nome occidentalizzato per tre catene montuose connesse, ed un posto da esplorare.

E prima di commentare, informatevi. E apprendete.

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