La sindrome del coccodrillo precoce e quel “morto Silvio Berlusconi” sono la prova di un diffuso costume. Quando un personaggio famoso raggiunge una certa età, ogni redazione ha un “coccodrillo” già pronto. Aggiornato di anno in anno, di mese in mese, di evento in evento.
La sindrome del coccodrillo precoce e quel “morto Silvio Berlusconi”
Certo, può servire ad arrivare pronti all’appuntamento con la morte, ma a volte può diventare strumento per arrivare primi alla lotta per il click. Piaga che aborriamo, e a cui preferiamo non ricorrere a costo di arrivare ultimi alla verifica di un decesso. Ma problema che abbiamo visto più volte.
Spesso con il triste spettacolo visto nel caso di Fausto Gresini, i cui necrologi cominciarono ad apparire quando il dirigente del Gresini Team ed ex pilota era ancora sul letto di agonia, come se i likes non potessero attendere neppure l’ultimo respiro.
O del medico cinese Li Wenliang, che ha subito la stessa sorte ma sulla stampa internazionale.
Questa volta, il “coccodrillo precoce” ha colpito il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
Lo “strafalcione online” è apparso per pochi minuti sui social. Pochi minuti bastati per renderlo virale, e per rendere necessarie le correzioni del caso.
Attualmente numerose testate online si stanno affollando a confermare che no, Berlusconi è ricoverato ma è ancora vivo.
La vita e la morte sono vicine pochi centimetri
Si tratta ovviamente di un errore: qualcuno stava semplicemente aggiornando quel coccodrillo col ricovero dell’ex Premier e leader politico ed ha premuto il testo sbagliato: del resto i tasti “salva bozza” e “Pubblica” sono spesso troppo vicini.
Una vicinanza che spesso può fare in questo caso la differenza tra la vita e la morte. Anche una inventata.
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