Sembra arrivare dalla Cina, in queste ore, la prospettiva concreta di tamponi anali per tracciare il Covid, affinché si possa evitare l’ulteriore diffusione del virus, almeno stando alle ultime indiscrezioni del giorno da Pechino. Siamo dunque ad un livello decisamente più avanzato rispetto alle voci sui tamponi rapidi e alle relative fake news delle scorse settimane. Anche quelle che abbiamo trattato sulle nostre pagine. Vi diciamo subito che tante testate, anche importanti ed internazionali, hanno trattato l’argomento, ma a noi qualche dubbio resta sull’autenticità della notizia.
Molti citano come fonte CCTV, ovvero la tv nazionale della Cina, ma al momento del lancio del nostro primo articolo sul tema ancora non abbiamo individuato il servizio originale sull’introduzione dei tamponi anali. L’articolo più consistente, a nostro avviso, in queste ore è quello di Forbes.
La nota testata, nello specifico, afferma di aver contattato l’agenzia sanitaria cinese per maggiori dettagli sul lancio del nuovo test, oltre al fatto di essersi rivolta al CDC e alla FDA statunitensi per comprendere se abbiano effettivamente in programma di introdurre test con tampone anale. Allo stato attuale, non abbiamo ancora riscontri ufficiali in merito.
Il canale statale CCTV avrebbe riportato che i test siano riservati a casi ad alto rischio, anche se non sembra esserci una politica ben definita per loro, al punto che ci sarebbero stati test a sorpresa per alcuni soggetti. Si parla, in questo senso, di passeggeri in arrivo a Pechino, i residenti dei centri in quarantena e, secondo i funzionari locali, un gruppo di oltre 1.000 scolari e insegnanti ritenuti esposti al virus.
Il test prevede l’inserimento di un tampone con punta di cotone di circa 1-2 pollici nel retto, che verrà quindi testato per il virus. Attualmente, però, non ci sono evidenze scientifiche in grado di dimostrare che i tamponi anali siano più efficaci per riscontrare la positività al Covid.
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