Ci segnalano i nostri contatti una foto di Vladimir Luxuria in bikini. Un falso grossolano, che più grossolano non si può, malamente ricreato con strumenti di disegno di caratura inferiore e risultato chiaramente pessimo.
La foto di Vladimir Luxuria in bikini è un grossolano falso per rianimare il filone del “not a dude”
La foto viene appaiata alla foto di una donna con la scritta “Not a dude” sul pube, la foto di una atleta, diffusa già mesi orsono, col viso malamente ritoccato con l’AI nel tentativo di sfuggire alle conseguenze dell’azione.
Partiamo quindi dalle basi: almeno dal 2018 su diverse pagine social (talora in lingua russa, probabilmente perché l’omotransfobia fa parte del maschilismo tossico e di un certo disprezzo per i tempi LGBTQ) sono apparse foto di giovani atlete, spesso liceali e collegiali, in alcuni casi anche minorenni con la scritta “NOT A DUDE” malamente photoshoppata sul pube.
Molte delle ragazze ritratte hanno espresso ai colleghi americani disappunto e un forte disagio per vedere la loro immagine usata per “diffondere narrazioni politiche”, e non dimeno composta per attirare sguardi lubrichi sui loro genitali, chiedendo invano la rimozione.
Unica “concessione” dei diffusori seriali di bufale è arrivata nel corso di quest’anno, quando la diffusione a macchia d’olio delle AI generative ha consentito anziché di censurare i visi delle giovani donne di alterarne i lineamenti con l’AI, rendendo quindi più difficile alle proprietarie dei corpi risalire all’uso non autorizzato delle loro foto mediante ricerca inversa per immagini.
Noi stessi non siamo riusciti a risalire alla proprietaria del corpo usato anche in questa fake news, sia pur avendo faticosamente nei giorni successivi alla prima pubblicazione della notizia reperito un’immagine col suo viso originario.
Per quanto attiene la foto di Vladimir Luxuria, questa deriva da una copertina del 2019 di Chi, alla quale un anonimo ha attaccato un vistoso gonfiore sul pube e “sfumato” la parte relativa al seno con gli strumenti gratuiti forniti da programmi di fotoritocco amatoriale.
Almeno avesse tentato di usare l’AI.
Vi abbiamo già detto perché dovreste smetterla con questo filone di bufale: non solo perché banalizzano una questione complessa rendendola uno sfoggio sterile di omotransfobia, ma perché se dite di rispettare davvero le donne dovreste ascoltare le proprietarie delle immagini che state usando in modo del tutto improprio, non avendo il loro consenso per diffondere tali “fotoritocchi creativi”
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