La Corte Suprema USA tra aborto, contraccettivi e omosessualità: un piccolo terremoto che fomenta discussione anche su altri temi.
Il che da un lato non significa che gli USA abbiano “abolito l’aborto” come sembrano festeggiare alcuni. Ma significa che il riconoscimento dello stesso, ove demandato al singolo Stato, diventa quantomeno settoriale.
Ne parlammo già quando Politico produsse copia della bozza del provvedimento di cui si discute in queste ore, e il processo argomentativo di Maggio resta valido in queste ore. Con una aggiunta.
Sostanzialmente, secondo la bozza e secondo la decisione finale, Roe v. Wade stabilisce che la Costituzione Americana difende il diritto all’aborto, ma non direbbe esattamente dove tale diritto viene definito.
Creando sostanzialmente una divisione tra gli stati tradizionalmente fondamentalisti, vedi il Texas della “Bible Belt” e gli altri, in una linea che il sentimento social sembra equiparare alla “Repubblica di Gilead” del Racconto dell’Ancella, mondo distopico dove la funzione riproduttiva è demandata allo Stato relegando le donne fertili ad uno stato servile.
Ovviamente l’amministrazione Biden si propone assai critica del provvedimento.
Sia pur tenendo conto che in 34 Stati l’aborto è ovviamente legale, siamo di fronte ad una evidente disparità nella quale donne in situazioni eguali si troverebbero ad affrontare diversi problemi a seconda dello Stato in cui vivono e dell’evoluzione del dibattito politico/giuridico nel tempo.
Una evidente difformità e causa di diseguaglianze, ma non solo.
Nel parere concorrente il giudice Clarence Thomas, nominato dall’amministrazione Bush, cita altre tre sentenze basate sulla stessa “Ratio Legis” che andrebbero a suo dire per lo stesso motivo riviste.
Che riguardano omosessualità e contraccezione.
Cosa che fa ritenere ai giudici di orientamento opposto Stephen Breyer, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan nel loro parere dissenziente che l’opera di sottrazione dei diritti legati a privacy e disposizione del corpo dal corpo normativo degli USA per portarlo alle decisioni statali e federali “potrebbe non essere finita”.
Timore negato dal giudice Alito, preponente del superamento di Roe vs Wade, che continua a dichiarare che non esiste alcun legame tra i due fenomeni e nessun altro diritto è sotto scrutinio.
Nondimeno, la discesa a livello federale crea timori e difformità, anche per altri diritti.
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