Un informatico bresciano ha compiuto un esperimento destinato a far impazzire i complottisti di tutta Internet, che già impazzano sulla Rete per quella cosa tipica del mondo della Rete per cui se qualcosa non si capisce l’unica cosa da fare è prendere quella cosa a bastonate fino a farla sparire per non doversi impegnare.
Siamo già a conoscenza di dispositivi per il pagamento online custoditi in orologi (Smartphone o normalissimi Swatch), chip NFC che custodiscono informazioni (basti pensare agli Amiibo, fantoccini Nintendo che hanno sostituito la “Memory Card” consentendo di stivare informazioni personaggio o ottenere gadget in gioco) e altro.
Mattia Coffetti, bresciano, ha deciso semplicemente che non gli andava di averli al polso e se li è fatti impiantare.
Parliamo di tre chip sottocutanei e due cose miscellanee: un chip per i pagamenti online (quindi come avere Google Pay o uno Swatch!Pay sottopelle), uno per l’autenticazione bancaria ed uno “biglietto da visita” con dati personali e sanitari.
Più una piccola calamita per attrarre oggetti metallici come viti e bulloni, necessari ad un ingegnere e un led da usare per segnalare sorgenti elettriche illuminandosi.
Questo è il piccolo campionario che, a dispetto delle svariate teorie del complotto tirate addosso all’ingegnere in queste ore, non consentono alcuna forma di tracciamento.
La mente torna al caso del giovane che si era tatuato un QR Code in grado di puntare ad un sito che consentisse di scaricare materiale e informazioni e scatenando le ire di mille complottisti aveva deciso di farlo puntare sul suo Green Pass.
La scelta, in realtà più semplice e innocua di quanto sembri, per l’ingegnere risale al “biohacking”, la teoria secondo cui sia possibile migliorare il corpo umano con l’aiuto della tecnologia.
E probabilmente evitare di lasciare la carta di credito, o l’orologio, a casa.
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