“Il vicepresidente esecutivo di Pfizer è stato arrestato”. Questa la notizia che da diversi giorni sta circolando sui social. Secondo i post che vengono ripetutamente condivisi su Facebook Rady Johnson sarebbe stato arrestato per “molteplici conteggi di frode”. Chi pubblica questa informazione si limita ad allegare lo screenshot di un articolo, ma senza fornire link utili a risalire alla fonte.
Rady Johnson, vicepresidente esecutivo di Pfizer, è stato arrestato a casa sua e accusato di molteplici conteggi di frode da agenti federali!!
È stato arrestato ed è in attesa di processo su cauzione,
Ciò arriva dopo che sono stati rilasciati migliaia di documenti classificati di Pfizer, che mostrano i veri rischi del “vaccino“ sperimentale
“Speriamo li arrestino tutti sto (sic!) maledetti, intanto… fuori uno”, scrivono in un commento. Del caso “Pfizer documents” – “migliaia di documenti classificati di Pfizer”, scrivono nel post in esame – al centro di un hashtag di successo su Twitter e associato alla parola “scandalo” da un certo tipo di utenza social si sono occupati i colleghi di Facta in questo articolo.
Sostanzialmente, chi parla di “scandalo dei documenti Pfizer” non si accorge di ripetere quanto sostenuto dalla giornalista Sonia Elijah, già nota per aver divulgato contenuti fuorvianti sul Covid. Sonia Elijah ha interpretato in maniera errata un documento pubblicato nel 2020, un incidente che può avvenire quando il lettore non è preparato sull’argomento e non ha spirito critico.
L’articolo condiviso nel post che prendiamo in analisi arriva dal sito Vancouver Times ed è stato pubblicato il 6 maggio.
In chiusura all’articolo gli autori scrivono: “This is a satire article”, e se visitiamo la pagina About del sito leggiamo che si tratta, appunto, di un portale di satira.
Dell’arresto del vicepresidente esecutivo di Pfizer, infatti, non esiste alcun riscontro. L’autore del post – non gli autori dell’articolo, attenzione – ha usato una strategia (qui un editoriale sull’argomento) del testo+immagine senza fonti, e ha avuto l’accortezza di nascondere il nome del sito per evitare che i lettori si accorgessero della bufala.
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