Editoriale

Il futuro di Luxottica e le sue lezioni: non solo Ray-Ban

Il futuro di Luxottica è la dimostrazione di un noto adagio. Quello per cui sovente basta una sola generazione per costruire qualcosa di grande. Ma anche il fatto che sta alla generazione successiva decidere come agire per conservare e disperdere.

Gli stivali di Leonardo Del Vecchio, fondatore e padre nobile di Luxottica, sono indubbiamente difficili da riempire. Ed anche, fisicamente, lo spazio di ExilorLuxottica nel tempo si è espanso da un singolo magazzino ad Agordo ha tutto il mondo.

Un passo titanico per una ditta nata perchè ad Agordo potevi ottenere gratis il terreno per impiantare una fabbrica.

La prima lezione di Luxottica: puoi valorizzare ciò che ha già valore

Una delle eccezioni più stolte che ci è capitata di leggere dall’annuncio della morte (solo ieri) di Leonardo Del Vecchio è che in realtà gli occhiali Luxottica non hanno valore in sé, ma solo per colpa del “capitalismo e del monopolio”.

Esaminando in realtà le scelte aziendali di Del Vecchio scopriremo come lo stesso abbia incamerato marchi dal grande valore storico, ma investendo ulteriormente in loro.

È una visione coerente con quanto dichiarato nelle sue interviste ancora in vita: lo scopo di un imprenditore è continuare ad avanzare. Fermandosi, o riposandosi sugli allori, qualcun altro continuerà a marciare e ti supererà.

Un esempio di prodotto Luxottica ubiquitario e “accusato” di essere solo metallo sovrapprezzato sono gli iconici Ray-Ban.

Ignorando che invece sono un esempio di come si possa non solo comprare un marchio di pregio, ma arricchirlo.

Ray-Ban era già un marchio storico ai tempi dell’acquisizione: nata nel 1933, affonda le sue origini nel 1929 quando al gruppo medico Bausch & Lomb fu chiesto di creare occhiali antiriflesso per gli aviatori americani.

La passione degli americani per i “militaria”, gli oggetti spartani ma efficienti dei soldati è ben nota: e i primi Ray-Ban furono esattamente questo. Occhiali all’avanguardia (nel 1936 avevano già lenti in materiale plastico antischeggiamento con l’antiriflesso e il filtro da luce blu) dall’iconica forma diventata simbolo dei “Top Gun”.

Un Ray-Ban (il cui stesso nome deriva dal combattere il “raggio luminoso”, il riflesso della luce) doveva essere robusto e bello a vedersi. Robusto perché in caso di danno non avrebbe crivellato i preziosi occhi degli aviatori di schegge. Bello a vedersi perché anche un esercito merita un po’ di estetica.

Quando Luxottica comprò Ray-Ban, era già una realtà diffusissima in America e nel mondo. Ma Luxottica continuò ad aggiungere alla sua tradizione, lanciando nuove linee con un occhio al passato e nuove che guardano al futuro. Ad esempio gli occhiali Meta, pronti alla pubblicazione social di quello che vedi.

Il futuro di Luxottica e le sue lezioni: un “Ray-Ban Stories”

Ma anche uno shop online dove è possibile scegliere montatura e accessori per arrivare in negozio pronti a sapere cosa indosserai.

Licenze con Bulgari, Prada, Versace e Valentino corrono nella stessa direzione.

Non è il “Capitalismo” che decide il valore, sei tu che puoi valorizzare quello che crei. Senza dimenticare di valorizzare come lo crei.

La seconda lezione: il lavoratore è un valore aggiunto

Luxottica è un’anomalia in un sistema capitalistico all’Italiana, legato al gruppo familiare. Leonardo Del Vecchio una famiglia non la aveva.

Aveva però i suoi dipendenti: la lezione di Luxottica al riguardo è che anche un dipendente è un investimento.

Del Vecchio aveva perso un dito della mano lavorando da apprendista in una fabbrica di incisione, la stessa che però lo spinse e lo aiutò a perfezionarsi e studiare design.

Aveva imparato sulla sua pelle quanto può essere amaro il lavoro e quanto lontano può arrivare un dipendente che viene sostenuto.

Luxottica è sempre stata pioniera del welfare aziendale, tra contributi economici diretti e indiretti. Spese mediche, “bonus vita” ai sopravvissuti, formazione diretta.

Nonché iniziative come OneSight per formare lavoratori in grado di cooperare coi mercati emergenti per diffondere occhiali tra chi ne ha bisogno.

Il futuro di Luxottica

Se Luxottica è un grande impero, quell’impero oggi non ha più il suo re.

Un re che aveva smentito le favole tipiche del capitalismo all’Italiana del “Piccolo è bello” e che abbiamo visto credere fortemente nell’innovazione.

Nel comprare e trasformare qualcosa di innovativo in qualcosa di così innovativo da finire nel mondo del futuro.

Il futuro riparte da Milleri: buon amico e manager di pregio, erede di quella visione aziendale che ha portato Luxottica alla vetta.

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