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Il fascicolo della Forestale su gnomi e fate dei boschi – tra leggenda e pareidolia

Ci segnalano i nostri contatti una curiosa notizia relativa ad un fascicolo della Forestale su gnomi e fate dei boschi.

In realtà il misterioso fascicolo della Forestale su gnomi e fate dei boschi è noto e risaputo quantomeno dal 2015, quando Stefano Cazora capo ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato, parlò alla stampa del suo libro “Luoghi della meraviglia”

“Alla Forestale arrivano segnalazioni di tutti i generi, in questo caso allo gnomo si associa un guardiano della natura così come al Cfs si riconosce il ruolo di tutela ambientale”

Partiamo dunque da un concetto: in Italia la denuncia e l’esposto sono azioni libere, e le forze dell’ordine sono tenute ad accettare la tua denuncia.

Il che non implica che vi daranno seguito: ma se dichiari di aver visto un nano, un rettiliano o lo Gnomo Armato di Ascia che si aggirava nel bosco sottocasa, e ritieni di doverti rivolgere alla Forestale (dal 2016 accorpata all’Arma dei Carabinieri), il Carabiniere incaricato dovrà comunque raccogliere la tua denuncia o esposto.

Certo, naturalmente poi non se ne farà niente, probabilmente la denuncia andrà archiviata e si dovrà scendere a patti con l’impossibilità di reperire lo Gnomo Armato di Ascia se non nei video di Mistero presentati dal buon Daniele Bossari, ma intanto un fascicolo si sarà formato.

E come ci ricorda Focus, nell’Appennino Tosco-Romagnolo è possibile vedere una cartellina verde con simili avvistamenti riportati, tra gente che giura di aver visto gnomi (con e senza ascia…), improbabili creature dalle orecchie a punta intente a farsi una granita di neve, fantasmi e alieni.

Il fascicolo della Forestale su gnomi e fate dei boschi – tra leggenda e pareidolia

Certo, aprendo l’articolo di Focus dal titolo Strani avvistamenti in un fascicolo della Forestale dedicato a “Gnomi e fate dei boschi”, potrete notare che la foto del misterioso elfo mangiatore di neve somiglia ad un cane molto sfocato ripreso da una macchina fotografica dalle foto molto sgranate.

E che, come per le trasmissioni a sfondo paranormale, i reperti fotografici che raffigurano simili creature sono sempre foto a bassa qualità che ricordano le lomografie ottenute con le macchinette fotografiche in stile Lomox omaggio delle riviste per l’infanzia o dei detersivi.

La spiegazione più logica è la pareidolia: la mente umana è naturalmente incline a riempire i vuoti, e quando vede immagini che non riesce a identificare, lo fa “interpolando” l’immagine con cose che conosce.

Vediamo immagini di cose nelle nuvole, volti umani o di personaggi storici e religiosi nella muffa: quindi vediamo in immagini sfocate o animali che si muovono in distanza creature mitologiche di cui ci è stato parlato nell’infanzia.

E non è un fenomeno tanto infrequente: i miti e le leggende hanno un’importanza formativa così elevata da influenzarci anche a livello inconscio.

Così tanto che nel 2014 destò scalpore la notizia in Danimarca fu lanciato uno studio di ricerca sui “luoghi del mito” e su come la comunità locale dell’isola di Bornholm abbia costruito nei secoli miti e leggende sul Troll Krølle Bølle, arrivando ad inventare nei secoli luoghi di abituale residenza e abitudini per la creatura.

Alla fine il mito e la leggenda diventano parte della storia dei luoghi, e non desta più stupore che qualcuno dichiari alla forestale di aver visto gnomi e fate del mito locale… anche se questo non comporta di poterli vedere in questura.

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