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I “segni degli zingari” per marchiare le case da rapinare: cosa c’è di vero?

Tutti almeno una volta abbiamo sentito parlare – o abbiamo letto a proposito – dei “segni degli zingari”. Si tratta di un vero e proprio codice con cui potenziali rapinatori, ladri e criminali vari marchierebbero le abitazioni per comunicare quali siano quelle da colpire. Secondo alcune versioni, questi segnali verrebbero lasciati sui campanelli, secondo altre verrebbero incisi sulle porte o impressi con un pennarello.

Quanto c’è di vero in questa leggenda metropolitana?

Per molti di noi potrebbe trattarsi di ricordi da preistoria, ma i nostri lettori ci fanno notare che sui social c’è ancora chi sostiene l’attendibilità di questo allarme. A tal proposito facciamo notare che di queste interpretazioni esistono diverse versioni di cui Open cita alcuni esempi.

Chi ha memoria ricorderà che questo genere di avvertimenti era entrato nelle nostre vite ben prima dei social. Su questo aspetto ci viene incontro Paolo Attivissimo, che in un suo articolo del 2015 riporta una vecchia pubblicazione (1997) di Umanità Nova.

Umanità Nova citava Il Tirreno che in un articolo aveva pubblicato una guida sull’argomento riportando un volantino attribuito alla polizia di Carrara, che però aveva smentito. A questo punto Paolo Attivissimo interpella Paolo Toselli del Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee che riferisce che in Italia, questo tipo di segnalazioni, esiste dagli anni ’60.

Riflettiamo insieme: quanto converrebbe a un ladro utilizzare la stessa simbologia da sempre, anche quando le potenziali vittime ne hanno smascherato il significato? Di fatto non è mai stato segnalato un caso, né è dato conoscere denunce a tal proposito. Con il diffondersi di questo passaparola in più di 60 anni (e forse di più), è sicuramente capitato che qualche buontempone si sia divertito a lasciare uno di questi simboli per terrorizzare gli inquilini.

A tal proposito nel 1997 Corriere di Chieri – come riporta Attivissimo – scriveva:

Da tempo le forze dell’ordine sono al corrente di questo “linguaggio di geroglifici”, che si compone di una trentina di simboli, sperimentato ormai da centinaia di malcapitati, ed il cosiddetto “codice degli zingari ladri” è finito qualche tempo fa sul tavolo del ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, poichè il senatore della Lega Nord Luigi Peruzzotti chiedeva di diffonderlo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Dato il periodo di villeggiature imminenti o in corso, è il caso di darci un’occhiata, che non si sa mai. Ma forse è comunque più efficace e proficuo preoccuparsi in generale di come difendere casa propria da visite sgradite, che non è detto che siano preannunciate da geroglifici e che non sono solo opera di zingari: dunque grimaldelli, catenacci, sirene, cani da guardia, allarmi, finti segnali di presenza.

Dei “segni degli zingari” sentiremo parlare probabilmente per sempre, nonostante la totale assenza di riscontri.

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