Negli ultimi tempi il dibattito sull’efficacia del sistema scolastico italiano rispetto ai corrispettivi europei è stato molto acceso, con diversi articoli che hanno parlato del carico di lavoro richiesto agli studenti e dei risultati rispetto agli altri paesi europei.
Un aspetto meno discusso riguarda l’impegno degli studenti, spesso additati come lazzaroni e paragonati a “colleghi” di altre nazioni, nel più classico dei miti sulla falsariga de “l’erba del vicino…”
è quindi vero che gli italiani studiano poco?
Partiamo dal tema ormai ben noto dei compiti a casa:
Dati recenti del Rapporto Censis indicano che gli studenti italiani passano mediamente 2,3 ore al giorno sui compiti a casa, un valore tra i più alti in Europa.
Per fare un paragone: in paesi come Finlandia o Svizzera molti studenti dichiarano meno di un’ora al giorno di compiti.
L’indagine PISA-OCSE parla invece di 8,5 ore settimanali, con una media che supera di poco l’ora giornaliera.
Gli studenti italiani studiano meno degli altri europei? “Studiamo” i dati reali
Dati significativamente diversi l’uno dall’altro (molto probabilmente frutto di metodologie d’indagine e campioni di rappresentatività differente) ma che diventano concordi se confrontati con i risultati ottenuti – rispettivamente agli studi – dagli altri paesi Europei:
Negli studi comparativi, i ragazzi italiani risultano “campioni europei” nel tempo di studio individuale extrascolastico, con i paesi nordici che tendenzialmente assegnano circa un terzo del lavoro a casa rispetto a noi ed i paesi mediterranei che ne assegnano una quantità moderatamente inferiore.
Anche osservando il tempo passato a scuola, la musica non cambia di molto: considerando l’orario scolastico, la media è di 27,2 ore passate a scuola, record superato dalla sola Germania.
Guardiamo il calendario? La sinfonia non cambia: 200 giorni di scuola all’anno e record europeo (eguagliato dalla Danimarca). A onor di cronaca, la spiegazione qui è semplice: in Italia le vacanze sono concentrate quasi tutte durante la lunghissima pausa estiva. Negli altri Paesi gli stop sono maggiormente distribuiti nel corso dell’anno.
So cosa vi stavate aspettando a questo punto: una filippica sul fatto che gli italiani performino peggio degli altri.
Eppure non è così (anche se nel dibattito online spesso emerge questo, forse frutto di una lunghissima tradizione di Italico Tafazzismo).
Le indagini parlano di risultati in linea con la media Europea:
Risultati che, tutto sommato, rispettano la grande tradizione umanistica del nostro Paese e ci confermano che sì, sicuramente tutto si può migliorare e no, non siamo di fronte ad una tragedia.
Ma capisco che oggigiorno senza un titolo clickbait non si vada da nessuna parte (Dio perdonami, perchè anche io ho peccato).
Un aspetto poco discusso ma a mio parere di grande interesse riguarda invece l’analisi delle “eccellenze”: confrontando i livelli di competenza degli studenti, emerge come gli italiani “spicchino” notevolmente meno rispetto ai “colleghi” europei in termini di top performer, mentre siamo sopra la media in tutti gli ambiti se consideriamo la percentuale di studenti italiani che raggiunge il livello minimo di competenza:
Di contro, se consideriamo gli alunni con punteggi “eccellenti” siamo sotto in tutte e tre le categorie.
Anche in questo caso non possiamo parlare di “meglio” o “peggio”, ma solo di come la visione italiana sia peculiare rispetto ad altre proposte europee, peculiarità che va ad aggiungersi ad un altra tipica italiana: quella territoriale.
Se consideriamo i risultati INVALSI, emerge un divario nettissimo tra nord e sud, con medie che parlano di oltre 20 punti percentuali di differenza a discapito del mezzogiorno sia in italiano che in matematica, divario che paradossalmente si ribalta confrontando i voti di maturità, che al Sud risultano essere notevolmente più alti.
Senza voler alimentare distruttive guerre campanilistiche, è indice di come sia quasi completamente assente un coordinamento centralizzato chiaro ed univoco, nonostante il nostro Paese sia unito (almeno sulla carta) da oltre 150 anni.
Se consideriamo l’efficacia del sistema italiano, risulta essere più o meno nella media Europea. Se consideriamo l’efficienza, decisamente male, considerando il carico di lavoro decisamente più elevato rispetto al resto d’Europa. Se consideriamo le differenze interne, che si traducono inevitabilmente in differenze d’opportunità, emerge un divario preoccupante.
Come andiamo quindi?
Sì, sicuramente tutto si può migliorare e No, non siamo di fronte ad una tragedia.
PS
Spoiler: sono un professore di scuola superiore.
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