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Entra in fiera con Green Pass falso: denunciato influencer

Accedere ad un evento, sia cinema che teatro che una fiera con Green Pass falso può essere la tentazione di molti. Molti ci hanno provato. Ma abbiamo scoperto più volte che come tutte le cose illecite, fallire significa pagare caro.

Puoi comprare un Green Pass falso da un compiacente “falsario”, o meglio “qualcuno che conosce qualcuno che conosce” uno che si occupa dell’inserimento dati (o che ne ha le password). In questo caso finisci ricattato a vita, o finché non ti autodenunci, da un hacker che ora ha i tuoi documenti personali perché tu glieli hai dati e può fare tutto con la tua identità.

Puoi convincere un medico compiacente a iniettare la tua dose di vaccino in un batuffolo di cotone o segnalare al personale addetto vaccinazioni inesistenti. In questo caso dovrai prepararti all’eventualità di una umiliante figura direttamente in hub vaccinale.

Oppure puoi farti passare il Green Pass di qualcuno compatibile per età. Ignorando che il controllo del documento come abbiamo visto è opzionale, ma raccomandato per i casi dubbi.

La terza ipotesi è quella che ha scoperto un influencer cercando di entrare alla Milan Games Week con un Pass ovviamente non suo.

Entra in fiera con Green Pass falso: denunciato influencer

Il giovane venticinquenne ha provato esattamente la “terza via”, quella descritta sovente dai sostenitori del “Fake Green Pass” come la più semplice. Usare un documento legittimo, ma ovviamente non suo.

Ripendendosi per i suoi fans, e eludendo uno dei controlli dichiarando di essere un diabetico uscito dall’ingesso errato per prendere le sue medicine, il giovane ha ripetutamente esibito in fiera Green Pass falso (meglio: di una terza persona) contando che nessuno gli avrebbe chiesto documento.

Tale vanteria gli è stata fatale: l’organizzazione è stata informata e gli agenti del Commissariato di Rho hanno compiuto l’esatto controllo che chi vi scrive ha subito più volte anche col suo Green Pass legittimo. Gli è stato chiesto di ripetere nome, cognome, data e luogo di nascita, richiesta che non è stato in grado di ottemperare.

In una successiva diretta si è palesato mediante chiamata il proprietario del Green Pass, lamentando che l’uso abusivo dello stesso avrebbe potuto provocargli problemi, in quanto in quarantena. Va comunque rivelato che per quanto la condotta del proprietario del Green Pass usato per la falsificazione è stato indubbiamente sprovveduto a fornire i documenti usati per la mistificazione il presupposto della sua doglianza è in parte erroneo. Il Green Pass non consente forme di geolocalizzazione, ma solo di identificare lo stato immunologico (o di contagio) di un determinato soggetto in base a quanto contenuto in un determinato database.

Il giovane influencer al momento risulta denunciato per sostituzione di persona e falsa dichiarazione a pubblico ufficiale.

Va detto che non è il primo video dove lo stesso cerca la notorietà strizzando l’occhio alla rumorosa minoranza dei negazionisti e dei “notutto”: agli inizi della pandemia il giovane aveva filmato un video nelle campagne di Guardamiglio dichiarando di essere andato a Codogno durante la Zona Rossa e chiedendo ai suoi fans un sondaggio per “violare le zone rosse”.

La morale della storia è che comunque vi procuriate il Green Pass, se non è il vostro il gioco potrebbe non valere la candela.

E se vi ritroverete qualche denuncia sul groppo, non sarà colpa della Dittatura Sanitaria.

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