Dopo lo scorso appuntamento etimologico con la parola “condividere”, oggi parliamo di felicità: la domanda spontanea e apparentemente semplice che il titolo suggerisce non è da sottovalutare, poiché nel tempo, il concetto di “essere felice” è stato letteralmente abusato.
Durante il periodo dell’Umanesimo si ha la prima grande scissione di significato. Si denota infatti, la prima accezione moderna di felicità: il singolo può occuparsi del suo appagamento senza curarsi del bene pubblico. È evidente che ci avviciniamo sempre più ad una felicità edonistica, priva di ogni contesto sociale.
Ma questa accezione ha qualcosa di ancor più interessante: i primi autori dell’Umanesimo sembrano associare il termine “felicità” con “benessere pubblico e privato”, facendo prendere una direzione economicista alla parola; difatti sarà proprio l’economia la causa che, paradossalmente, porterà a questa ulteriore evoluzione.
Con l’avvento del capitalismo prima e della globalizzazione poi, l’idea di felicità si lega esclusivamente al possesso della merce.
Questo stravolge completamente l’antropologia umana: è più difficile conoscere noi stessi e desiderare ciò a cui realmente aspiriamo perché la merce propinata dalla pubblicità e posseduta dalla massa condiziona le nostre scelte, rendendole spersonalizzanti.
Ma la felicità umanistica di cui abbiamo parlato, cosa condivide con l’etimologia della stessa?
Assolutamente nulla!
L’aggettivo felix ha la stessa radice di fecundus ed è un termine riferito alla capacità di generare. Per i Romani, infatti, la dea Felicitas era colei che portava frutti, ricchezza e benessere.
Felix è un aggettivo quindi legato alla fertilità, il suo contrario è l’impossibilità di procreare.
A sostegno di questa ipotesi, la radice della parola felicitas e del suo aggettivo va ricercata in fela (mammella), da cui il verbo felo (succhiare, ciucciare il seno materno) e la ben più nota fellatio (che non stiamo qui a tradurre).
Per concludere, la felicitas è una parola che evoca creazione e nutrimento, è pienezza fertile che gode nel rendere felice la sua creatura.
E tu, sei felice?
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