Categorie: Disinformazione

DISINFORMAZIONE Lo stile di vita dei “migranti di Laura Boldrini”

Ci segnalano un post pubblicato da un utente Facebook il 18 Dicembre 2016:

Ciò che suggerisce un commentatore ha del vero: La solita immagine decontestualizzata ad uso e consumo degli xenofobi, e aggiungiamo dei commentatori compulsivi e dell’utenza media. Ciò che vediamo è una persona che compie un atto riprovevole all’aperto, ignorando la presenza di altre persone intorno. Ancora, scorrendo tra i commenti c’è chi parla di fotogramma di un film giapponese. In ogni caso, ciò che si nota da una seconda visione dell’immagine è la divisa indossata da buona parte dei soggetti presenti nella foto:

Potremmo dunque trovarci in una scuola. Facendo una ricerca tramite immagine a ritroso scopriamo che i primi risultati risalgono al 2013 e provengono tutti da siti asiatici, come in questo caso in cui si intuisce, da una traduzione maldestra del traduttore automatico, che ciò che vediamo è un ragazzino nella propria scuola a Hong Kong. Ancora, in questo sito leggiamo tre parole: high school, uniform, public. Su 9gag leggiamo il commento dello user gozertank:

Purtroppo è vero. La storia è questa: siamo in una scuola pedagogica a Hebei, in Cina. I bagni ci sono, certamente, ma gli studenti vi possono accedere solamente di notte. Questo ragazzo aveva bisogno del bagno e non aveva ottenuto il permesso, dunque aveva deciso di liberarsi nel cortile in segno di protesta.

Delle strane regole dell’Hebei Teachers Training College parlano anche in una top10 delle regole più bizzarre della scuola in Cina, nel sito Chinawhisper.com.

Non vi sono altri riscontri, ma di certo la foto presa in esame ed esposta al livore di xenofobi 2.0 non è scattata in Italia. Le quasi 8000 condivisioni lasciano una scia di indignazione violenta e invocazioni al ventennio fascista, cori di associazioni come Boldrini, risorse, invasione, zulù.

La solfa è la solita: una foto presa a caso, una didascalia creata ad hoc e senza fonte alcuna ad attestarne l’attendibilità. Il risultato è uno spargimento di disinformazione a macchia d’odio. Il fenomeno crea visiere pesanti da discostare. Una volta, un video scaricato e riproposto in modo diverso può diventare la testimonianza di un assalto all’albero di Natale di un gruppo di migranti blasfemi e inferociti; un’altra volta abbiamo a che fare con richiedenti asilo che minacciano i sardi di tagliare loro la gola e via discorrendo. A verifiche ultimate, infine, si scopre un’altra verità facilmente celata da utenti che imbracciano il libero arbitrio e la causa della menzogna.

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