Avviso: il contenuto di questo articolo è sconsigliato ad un pubblico sensibile e impressionabile. Vi invito a valutare l’eventuale lettura e visione dei video presenti.
Molti utenti hanno chiesto di analizzare un video che mostra un feto abortito con il sacco amniotico intatto. All’epoca della richiesta il video era stato condiviso quasi 80 mila volte su Facebook, attualmente sta raggiungendo la quota delle 100 mila condivisioni. con il seguente testo riportato:
-Cos’è l’aborto?
-E’ l’urlo di un bambino che dice ti avrei voluto bene mamma. condividete e fate girare!
Il video è tutt’ora usato da molti siti, pagine Facebook e forum di discussione per sostenere la tesi no-aborto. I commenti al post Facebook analizzato sono molto coloriti e critici verso le donne che scelgono la via dell’aborto.
Molti sono saltati sulla propria sedia guardando questo video, pensando che i movimenti del feto fossero volontari e che fosse ancora vivo. Il movimento era indotto dal liquido e dal tocco esercitato sul sacco amniotico.
Non poteva essere vivo perché il feto non può più respirare senza l’apporto del sangue ossigenato materno, che passa attraverso la placenta (che è un “organo” polifunzionale, che funge da polmone, apparato digerente e rene). Più il feto è precoce, in questo caso è di oltre 10 centimetri che coincidono a circa 16-17 settimane, più dipendono dal sostegno materno e più velocemente “muoiono” se distaccati.
Il feto non ha un bell’aspetto, il liquido placentare è leggermente opaco, non chiaro. Quando il liquido presenta una colorazione chiara, o di un colore giallo paglierino, vuol dire che il feto sta bene, ma nel caso di liquido amniotico tinto può essere sintomo di sofferenza fetale. Di solito si può constatare ciò quando si rompono le acque, e nel caso sia tinto è consigliabile presentarsi con urgenza in ospedale.
Il caso mostrato da questo video potrebbe essere quello di un aborto naturale, il feto potrebbe essere già morto ed rimosso chirurgicamente. Da citare il fatto che mantenere il sacco amniotico intatto è igienicamente più sicuro per la donna.
Chi sta mostrando il feto è probabile che lo stia facendo con un intento didattico, descrivendolo e utilizzando termini tecnici come “placentation“.
Ho trovato lo stesso video in molti siti web, tutti pubblicati nel 2014, tra cui uno che associa il video alla Cina. Tuttavia il più datato che ho preso in considerazione è quello pubblicato il 27 dicembre 2013 sul sito PartageTV.
Fondamentale è l’individuazione dalla lingua parlata dai presenti nel video. Qualcuno potrebbe pensare che sia portoghese (online hanno pensato fossero addirittura cinesi), tuttavia è risultato essere arabo tunisino.
La Tunisia è stato il primo Paese arabo-musulmano a legalizzare l’aborto. Ciò è permesso a determinate condizioni. Se non rispettate, la legge tunisina prevede una pena di 5 anni e un’ammenda di 10 mila dinari a chiunque abbia procurato o tentato di procurare l’aborto di una donna incinta o presumibilmente incinta, che essa sia consenziente o meno. Inoltre prevede una pena di due anni e un’ammenda di 2 mila dinari alla donna che si provoca l’aborto o che avrà acconsentito di fare uso dei mezzi a tal fine.
Prima del 1913 in Tunisia erano proibite tutte le forme di aborto, se non per salvare la vita della donna. Nel 1965 consentivano la pratica dell’aborto durante i primi 3 mesi di gravidanza e sempre nel caso in cui la vita della donna fosse in pericolo e nel caso la famiglia fosse composta da almeno cinque figli. Dal 1973, l’interruzione della gravidanza dopo i tre mesi può essere praticata quando la salute della donna è a rischio o nel caso che il bambini, alla nascita, possa soffrire di una malattia o di una grave minorazione.
Nel dubbio, la lingua parlata nel video potrebbe essere scambiata anche per arabo libanese. In Libano l’aborto è permesso solo a condizione che la vita della donna sia in pericolo.
Stesso discorso per molti Paesi arabi, come possiamo vedere nell’immagine successiva: i Paesi colorati di arancione l’aborto è illegale, ma permesso solo in caso di rischio per la vita della donna, e/o problemi di salute fisica o mentale.
Se consideriamo che, viste le dimensioni, il feto è di circa 16-17 settimane, ben oltre i 3 mesi consentiti dalla legge tunisina, l’aborto potrebbe essere stato fatto per salvare la vita della donna.
Usare questo video a sostegno della campagna no-aborto non sarebbe corretto.
Non sta a noi giudicare chi sceglie o meno questa via, resta il fatto che riteniamo bisogni prendere caso per caso.
Ringraziamo Maria per il supporto medico, Fasil e suo fratello per il supporto linguistico.
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