Complottismo

Dead Internet Theory: internet è un villaggio Potemkin?

Ti sei mai chiesto se ciò che vedi online sia davvero reale? Se le conversazioni che leggi siano scritte da persone reali o se i contenuti siano fatti da bot?

Quella che sembrano domande di fantascienza sono in realtà al centro di una delle teorie del complotto più affascinanti e verosimili degli ultimi anni: la teoria della morte di Internet (in inglese “dead internet theory“).

L’idea, che ha iniziato a circolare nel 2021 per via di un post dell’utente “IlluminatiPirate” su un forum online, sostiene che l’Internet che conoscevamo sia in realtà “morto” nel 2016.

Dead Internet Theory: internet è un villaggio Potemkin?

Da allora, secondo questa teoria, la maggior parte dei contenuti online non sarebbe più prodotta da persone, ma da intelligenze artificiali e bot. Questo scenario porterebbe a un’altra, più preoccupante, conseguenza: un numero ristretto di individui controllerebbe di fatto il flusso di informazioni, decidendo cosa farci credere e pensare.

Google è un “villaggio Potemkin“?

I sostenitori di questa teoria descrivono Google come un villaggio Potemkin: una facciata che simula un’offerta di siti web pressoché infinita, imparziale e libera, ma che in realtà mostra solo un numero limitatissimo di pagine, scelte e curate in modo da guidare la nostra percezione.

Gli indizi a sostegno di questa tesi sono numerosi e convincenti:

  • Commenti identici che appaiono su video diversi.
  • Siti web che sembrano scritti e gestiti da macchine, con testi che suonano innaturali o ripetitivi.
  • Discussioni online che sembrano troppo artificiose, prive di spontaneità e piene di frasi che richiamano l’operato di un algoritmo.
  • Video che, in modo inspiegabile, emergono dal nulla e diventano virali senza una logica apparente.

La realtà dietro la teoria

La teoria della morte di Internet è priva di fondamento e non va presa alla lettera, non si basa su alcuna prova concreta nonostante gli indizi risultino convincenti ed abbiano un fondo di verità importante.

Tuttavia, è innegabile che funga da monito per ciò che la rete è diventata.

Un report dell’azienda di cybersecurity Imperva afferma che circa il 50% del traffico online sia già generato dai bot. Questo dato, da solo, ci fa riflettere su quanto la presenza di entità non umane stia plasmando il panorama digitale che viviamo ogni giorno.

Il nostro Internet si sta trasformando: da uno spazio di creatività e scambio libero, rischia di diventare una “vetrina” curata e gestita da poche entità. Sebbene l’idea di un Internet completamente controllato sia ancora lontana, è fondamentale essere consapevoli di questa evoluzione e del ruolo che l’intelligenza artificiale e i bot stanno già ricoprendo.

Riflettere su questo non significa cedere a complotti, ma porsi domande cruciali: chi crea i contenuti che consumiamo? Chi decide cosa merita di essere visto? E, soprattutto, stiamo ancora navigando in un Internet “vivo” o in una sua sofisticata simulazione?

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