BUFALA Immigrato violenta bambina di 7 anni! IL padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare! (FOTO) – bufale.net

Il brutto delle camere dell’Eco è che funzionano come la mitica Idra, o come l’Hydra nemica di Capitan America nella nota serie di fumetti e film cinematografici: tagli una testa e due ne prendono il posto.

Così, ecco che stanno fioccando le segnalazioni di questa notizia, targata Globo Oggi:

Catania: Un immigrato marocchino violenta una bambina di 7 anni,il padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare.
Succede a Catania,un fatto che lascia nello sgomento più totale dove una povera bambina di 7 anni di nome Chiara viene violentata e abusata sessualmente da un giovane immigrato marocchino di 32 anni,l’episodio viene visto dagli occhi increduli del fratellino,Matteo di 12 anni,che impaurito corre a chiamare il padre.

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Il padre dopo essere stato allarmato dal figlio corre e insegue il marocchino fino a prenderlo e a riempirlo di pugni e calci.
Il marocchino ormai distrutto e sfinito dalla furia del padre sviene e al suo risveglio trova i suoi testicoli tra le mani e,costretto dal padre della bambina abusata,le ingoia.
L’ambulanza arrivata in ritardo tenta di soccorrere l’immigrato ma dopo diverse ore di agonia muore per dissanguamento.
I carabinieri arrivati sul posto,arrestano il padre per omicidio colposo.
La bambina è rimasta sotto shock e non riesce più a parlare.
Questa è una delle tante notizie che ci affliggono giorno dopo giorno,ma io mi chiedo,se a quest’ora questo immigrato marocchino non avesse stuprato la ragazzina o ancora meglio se gli Italiani non accogliessero questa gente,lui non sarebbe ancora vivo?

Siamo al canovaccio da manuale della Bufala del Giustiziere, un testo redatto apposta per trarre fuori gli istinti peggiori dal lettore facendo in modo che, automaticamente e solo per il fatto di aver letto e condiviso, chiunque abbia diffuso un simile testo sia diventato una persona peggiore di quello che era prima di essere “contaminato”.

Il testo è brutale nella sua efficienza:

Tizio, italiano in difficoltà, povero, debole oppure prestatore di cure per un soggetto percepito dalla comunità come debole e bisognoso di protezione, subisce o assiste impotente a violenze perpretrate da Caio, un soggetto percepito dalla comunità come “vile” e “odioso” (sovente quindi uno straniero, un nomade o un personaggio politico). Tizio, avvolto da furia vendicativa e nel silenzio delle autorità, vendica l’affronto subito con brutale violenza infliggendo gravi e permanenti mutilazioni (descritte nel modo più grafico possibile) a caio, se non uccidendolo in modo compiaciutamente grafico e brutale. le autorità, silenti fino a quel momento, intervengono per punire la vendetta privata di Tizio. Il viralizzatore chiede likes e condivisioni per vendicare l’onore ferito di Tizio e dell’eventuale vittima privata del suo giustiziere

Ovviamente, condividere un simile testo significa automaticamente:

  1. Sentire il bisogno, per assecondare il proprio bias di conferma, di figurarsi l’esistenza di una vittima (in questo caso la ragazzina stuprata descritta volutamente come una vittima da film o romanzo ottocentesco)
  2. Sentire il bisogno di assecondare mutilazioni, vendette private, omicidi e azioni del genere
  3. Trasformare simili istinti che in altre condizioni ed altri tempi sarebbero stati il segnale di un problema della gestione della rabbia da affrontare immediatamente in un perverso bias di conferma.

Davanti ad una chiosa come eh sì, nella nostra storia inventata un uomo è stato ucciso dopo essere stato menomato in modo brutale, ma è colpa dell’immigrazione e quindi è giusto mutilare ed uccidere infatti, in condizioni più civili, non si potrebbe che rabbrividire ed avere dubbi sul perché inventare simili apologhi.

Ma ahimé, i tempi civili sono finiti, e la spiegazione è insita nel numero di visualizzazioni e condivisioni nella notizia:

84mila mi piace e un milione e rotti di visualizzazioni.

Il tutto, da moltiplicarsi per il denaro sonante che perviene nelle casse dei viralizzatori, per qualche spicciolo in più.

Di fronte quindi ad un numero ingente di persone che, a tutti gli effetti, hanno venduto la loro anima (o per i non credenti, qualsiasi cosa li abbia mai resi umani) per il prezzo di una Goleador al bar sottocasa (la media di denaro pagato per click è sui 10 centesimi di euro), i più accorti tra voi però avranno notato una cosa.

Il titolo completo del testo riporta (FOTO) tra parentesi, ma nell’articolo foto non ci sono.

Com’è possibile?

Ci eravamo già occupati della storia a suo tempo ed avevamo fatto notare come in realtà la “storia vera” era non solo un falso, ma un falso riciclato.

Ancora precedentemente un testo quasi identico, dove però il presunto marocchino diventava un presunto pachistano e l’invito ad uccidere e mutilare era rifrasato in un più “sobrio” invito a prenderli a calci nel culo, era infatti stato arricchito dalle foto dell’arresto di un uomo accusato di aver ospitato in casa propria componenti di una associazione terroristico-criminale.

Evidentemente, nel “passaggio” tra le due versioni il viralizzatore si è dimenticato di sostituire le finte foto.

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