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BUFALA Ecco il nuovo sistema ITALIANO per riscaldare la casa con soli 20 euro – Bufale.net


Il 24 settembre 2015 il sito Newslavoro.com pubblica un articolo dal titolo “Ecco il nuovo sistema ITALIANO per riscaldare la casa con soli 20 euro“, il quale riporta la storiella dell’E-Cat ancora una volta alla luce con enorme riscontro: oltre 9 mila condivisioni. Segue l’articolo del 25 settembre 2015 pubblicato dal solito Retenews24.it (oltre 12 mila condivisioni Facebook), un classico copia incolla.
Si tratta di una vecchia bufala, se ne parla dal 2011 e il progetto doveva essere lanciato già nel 2013, rimandato al 2014 e ad oggi rimandato ulteriormente al 2016.
Se ne parlò persino in Parlamento: i primi furono la parlamentare Elisabetta Zamparutti e dai suoi colleghi del Partito Democratico, il 23 gennaio 2012, seguiti sempre nel 2012 da Domenico Scilipoti:

Nel 2013 ne parlò il solito Jeda News con un articolo riportante il classico titolo clickbait contenente la frase più amata dai complottisti: “Riscaldare casa con 20 euro l’anno?Si può con E-cat, ma nessuno ve lo dirà mai“.
Il progetto E-CAT sarebbe, in sintesi, un trasformatore a fusione fredda utile a produrre energia a bassissimo costo. Venne presentato pubblicamente a inizio 2011 dall’imprenditore Andrea Rossi e dal fisico Sergio Focardi. Quest’ultimo lo presentò a TEDxBologna:

La fusione fredda viene considerata “un caso da manuale di scienza patologica“, ossia “quelle idee delle quali non ci si riesce a liberare, anche molto tempo dopo essere state dichiarate erronee dalla maggior parte degli studiosi di un certo settore“.
Chi è Andrea Rossi? È un imprenditore, laureato in filosofia, è già noto per un caso precedente all’E-Cat, ossia il presunto macchinario che prometteva di trasformare i rifiuti in petrolio della società Petroldragon. Il progetto venne chiuso e iniziarono i problemi legali per l’imprenditore Rossi:

Nel 1989 la Guardia di Finanza sequestra l’impianto di smaltimento di rifiuti di Caponago della Petroldragon con altri sei depositi: le indagini avevano mostrato come il presunto petrolio che proveniva dall’azienda non avesse mai avuto collocazione sul mercato (il “prodotto” infatti era stato o stoccato in silos o illegalmente smaltito). Dalle analisi tale sostanza era risultata un miscuglio di rifiuti tossici non trattati contenenti solventi chimici altamente dannosi e con accentuata presenza di cloro e acido solforico.

Il caso venne trattato anche in un documento della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 1995.
Tornando all’E-Cat, il suo funzionamento è stato più volte criticato, soprattutto sul fatto che non vengono svolti test indipendenti sul suo progetto.
Il 16 maggio 2013 ci fu una “pubblicazione” nel sito Arxiv.org. Una pubblicazione scientifica da una rivista autorevole? No. Arxiv.org è un vero e proprio archivio di articoli scientifici in fisica, matematica, informatica, finanza quantitativa e biologia, tutti “pre-prints” (“bozze definitive”) che non vengono sottoposti ad un processo di revisione paritaria (“peer review”). I “firmatari” della ricerca (Giuseppe Levi, Evelyn Foschi, Torbjörn Hartman, Bo Höistad, Roland Pettersson, Lars Tegnér e Hanno Essén) sarebbero stati dei semplici testimoni ad una dimostrazione di Rossi e non avrebbero preso in mano ed utilizzato personalmente l’E-Cat.
Nel 2014 si svolse un test di 32 giorni, condotto da un team selezionato dallo stesso Rossi, ma tale operazione non spazzò via i dubbi sollevati negli anni precedenti da chi criticò il suo progetto. Come se non bastasse, lo stesso Rossi partecipò al test, che per essere ritenuto “imparziale” non doveva assolutamente parteciparvi, inserendo reagenti all’avvio del reattore, fino al suo spegnimento. Una dimostrazione, piuttosto che un test. Il blogger Ethan Siegel, che rispetto a Rossi ha un curriculum invidiabile nel campo scientifico, criticò ampiamente il test.
Andrea Rossi avrebbe finalmente registrato il brevetto della sua invenzione negli Stati Uniti il 25 agosto 2015, dopo la bocciatura del 2014, ma in questo scompare il riferimento alla fusione fredda o al LENR (Low Energy Nuclear Reactions) e il reattore diventa un “fluid heater“, ossia un dispositivo per scaldare fluidi. Staremo a vedere se ora, dopo aver finalmente brevettato il suo progetto, accetterà di farlo studiare da un team indipendente o rimanderà ulteriormente il suo lancio.

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