Briatore parla dell’influenza del 2018, e lo fa con un post instagram dalla laconica quanto breve premessa.
“Era il 2018… non è che ci stanno prendendo per il culo?”
Possiamo rispondere noi a Briatore: no, nessuno ti sta prendendo per il culo.
Come abbiamo più volte avuto modo di dire in passato, il problema di COVID19 non è tanto la letalità, quanto una combinazione di gravità del sintomo e immonda contagiosità.
Contagiosità tale da mettere sotto pressione gli ospedali, diffondersi oltre il tracciamento e provocare, addirittura, una (probabilmente ancora sviata e malguidata) sensazione di sollievo alla sola idea che la Variante Omicron possa avere sintomi più lievi, per quanto al prezzo di un contagio praticamente triplicato.
La chiave del fatto che quando Briatore parla dell’influenza del 2018 nessuno abbia intenzione di trarlo in inganno è nello stesso articolo che posta.
Nell’intera stagione influenzale 2018, oltre ai danni all’economia ed alla produttività dovuti ad una ingente parte della popolazione allettata, abbiamo avuto circa 200 morti su otto milioni di allettati.
La “stagione” di COVID19 ormai dura da due anni, con quasi centoquarantamila decessi su sette milioni di contagiati, ed una attuale media giornaliera di 200 morti.
Duecento morti giornaliere, con un’infezione che sfugge al tracciamento e che ormai ci ha piombato in una unica stagione di costante insidia.
Vorremmo fosse tutto un inganno, mi dispiace Briatore: non lo è.
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