Essere un hater sappiamo è un mestiere a tempo pieno, come dimostra la storia dell’hater che augura la morte del figlio di Fedez.
Anche noi lo ammettiamo abbiamo la nostra lista di hater, quindi sappiamo come funzionano, almeno dall’esterno. L’odio richiede devozione assoluta. Come il Postino americano che giura di consegnare il suo dispaccio anche con “acqua, vento, neve e ghiaccio” l’hater deve essere pronto a sacrificare ogni scintilla di una vita comune.
L’hater non deve godersi la sua vita, e deve rendere miserabile quella degli altri. L’hater vive letteralmente a capo chino, col volto in basso a fissare una tastiera, il monitor di un cellulare. L’hater deve vivere solo, anche se circondato dalla gente deve genuflettersi nel suo gesto di odio, inchinarsi davanti a quel piccolo monitor di cellulare o grande monitor che illumina il suo rictus, quel sorriso tirato illuminato dalla fioca luce interiora di “aspetta, ho trovato il minaccione che ora il famoso mi cagherà”.
E non importa se tu sia un hater che nessuno ricorda e la tua vittima ideale sia Fedez. Se sei un hater devi essere pronto ad ogni bassezza, ogni atrocità pur di attirare l’attenzione della persona a cui vorresti far del male.
Ma se sei un hater generalmente non sei pronto alle conseguenze.
Capita dunque che Fedez retwitti un post di un hater.
Retweet vuoto, dato che il profilo dello stesso è scomparso.
Non tutti gli hater infatti hanno un figlio di otto anni da mandare al macello con gran coraggio (sarcasmo).
Non tutti gli hater possono inventarsi un fantolino di otto anni con l’abitudine di “esprimere le proprie idee” minacciando capi di Stato e personaggi della cronaca.
Possono quindi solo chiudere i battenti e sperare che nessuno abbia visto il loro post e che questa volta la passino franca.
Cosa che evidentemente non è accaduta.
Quel vergognoso Tweet, “Ma quando cazzo muoiono i figli di Fedez? il maschio soprattutto” è stato salvato ed archiviato.
Qualcuno voleva la fama? E l’ha avuta. Asseme a ricordare che ogni post comporta responsabilità. Morali, civili e penali.
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