Assolto Walter De Benedetto, riporta la sentenza al centro del dibattito mediatico di questi giorni.
Perché se come abbiamo più volte spiegato, ogni sentenza è il momento in cui i principi universali e generali contenuti nella legge si incarnano in un caso particolare, ci sarà sempre un tema caldo che la società vorrà affrontare.
Comincia tutto nel 2019, quando Walter De Benedetto, malato di artrite reumatoide, riceve dall’ASL una prescrizione per cannabis ad uso terapeutico.
Ammessa, ma che passa attraverso un centro di coltivazione autorizzato, e in quantità limitate.
Allo scopo di mantenere la continuità del trattamento, il De Benedetto ed un amico avevano una piccola serra per coltivare il principio attivo.
L’amico fu messo in prova presso i servizi sociali, il De Benedetto si ritrovò indagato in concorso, sia pure con le attenuanti dovute alla modica quantità, rifacendosi ad un orientamento costante che vedeva nella coltivazione una fonte di punibilità.
Orientamento superato dalla sentenza di assoluzione.
Commenta al riguardo il legale della parte
«Siamo molto soddisfatti dell’assoluzione perché il fatto non sussiste. È la soluzione auspicata perché da tempo avevamo chiesto l’archiviazione. De Benedetto non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti», dice l’avvocato Simonetti, spiegando che De Benedetto usava la cannabis a fini terapeutici. «Solo per questo la adoprava, per il dolore che l’artrite reumatoide di cui soffre gli provocava. Le dosi fornite dalla Asl non bastavano alla sua cura». Soddisfazione è stata espressa anche dall’ex presidente del Corecom toscano Enzo Brogi che per primo aveva sollevato il caso.
Con una sentenza diventata caso politico (davanti al tribunale di Arezzo c’erano infatti parlamentari del M5S, Riccardo Magi deputato di +Europa-Radicali Italiani, rappresentanti dei Radicali Italiani, di Volt, Azione, l’Associazione Luca Coscioni e Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale), sociale, con una mobilitazione social in favore dell’imputato odierno assolto e delle associazioni del malato, e civile, con la riapertura del dibattito sull’uso legale della cannabis a scopo terapeutico e del “collo di bottiglia” delle minime quantità reperibili.
Indubbiamente, uno di quei casi in cui un orientamento giurisprudenziale diventa incarnazione concreta del caso e della società.
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