Quanti ricordi ci legano alle Playstation 3: l’intera settima generazione di console, il coronamento del sogno della sesta generazione di poter avere un vero e proprio centro multimediale in ogni casa e il Condor Cluster, ovvero una rete di supercomputer in grado di effettuare calcoli miracolosi.
Ascesa e caduta del Condor Cluster: il supercomputer fatto di Playstation 3 (foto da Reddit)
E se pensate che 1760 Playstation 3 connesse in una rete in America per servire la Patria e l’Aviazione siano un’idea balzana, pensateci meglio, perché è accaduto, ed il contrasto alla pirateria informatica lo ha reso impossibile come effetto collaterale.
La combinazione del processore Cell, usato anche in una sua derivazione assai più potente come “processore di affiancamento” dell’AMD Opteron nella costruzione dell’IBM Roadrunner, il supercomputer più potente del pianeta al momento della sua messa in opera nel 2009 e di una GPU nVidia ha sempre dato alla Playstation 3 una marcia in più rispetto alla concorrenza.
Spunto ulteriormente incrementato dal fatto che, quantomeno fino al 2010, SONY permetteva l’installazione di un sistema operativo Linux parallelo al sistema operativo proprietario, rendendo possible sbloccare funzioni che la console non avrebbe mai avuto da sola.
Già nel 2007 istituzioni come l’Università del Nord Carolina si sono lasciate tentare dal costruire un cluster, un Supercomputer fatto di computer, collegando 8 Playstation 3 dotate di una apposita distribuzione di Linux, seguito dal Gravity Grid (in collaborazione con SONY stessa) all’Università del Massachussets per studiare i buchi neri e un Cluster di 200 unità a Losanna in grado di risolvere complessi problemi matematici.
Tutto questo ci ha portato all’Aviazione Americana, che per “soli” 704mila dollari, un decimo di quanto avrebbero speso usando parti convenzionali, ha costruito qualcosa che era “solo il 33mo supercomputer più potente del 2010”, il Condor Cluster.
C’erano dei limiti: il Condor Cluster fu comprato direttamente da SONY, e con unità specificatamente studiate per avere il lettore Blu-Ray disabilitato e impedire ai militi di dedicarsi ad Assassin’s Creed ed alla visione dei più famosi Blockbuster dell’epoca, ma era perfettamente in grado di sviluppare immagini satellitari ad altissima definizione.
Nel 2010 SONY disabilitò con un aggiornamento firmware il progetto OtherOS, per “motivi di sicurezza”, ovvero impedire ad hacker, pirati e smanettoni di tutto il mondo di fare i loro magheggi, però punendo ogni altro utente, compresi quelli dei “cluster”.
Il fatto che le console arrivavano già preinstallate con un firmware che rendeva impossibile usare Linux, e che alla PS3 originale “Fat” si susseguirono dei modelli già inibiti ad OtherOS di nascita significò l’impossibilità tecnica di creare nuovi Cluster in modo agevole, o sostituire i singoli componenti di un cluster esistente nel tempo.
Muoversi verso altre soluzioni divenne assai più conveniente che cercare PS3 usate o cimentarsi in forme di downgrade, e i Cluster finirono.
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