Vaga in città da dieci giorni: “Io, cacciato dal dormitorio per far posto ai profughi”

di Luca Mastinu |

Il caso di A. D. S. è presente nei nostri archivi dal 2014, ma un vecchio articolo de Il Giorno continua a circolare sui social senza un’opportuna verifica da parte degli utenti. La nostra analisi, infatti, risale al 4 luglio 2014 ed era servita a fare chiarezza sulla disinformazione sul caso di un 56enne che lamentava di essere stato cacciato da un centro di accoglienza di Milano, in viale Isonzo, per fare posto a dei profughi eritrei.

L’articolo pubblicato sul Giorno il 2 luglio 2014 scriveva così:

Dormiva in un centro d’accoglienza di viale Isonzo. “Poi, di punto in bianco, mi hanno mandato via, insieme ad altri, per far posto ai profughi eritrei. Era il 21 giugno”. Ma A. chiede una sistemazione, non di essere un privilegiato. Il rischio, in questi casi, è che si scateni una guerra tra poveri ugualmente disperati e ugualmente bisognosi. Negli ultimi giorni l’uomo si è arrangiato come ha potuto, dormendo – racconta – nella sala d’attesa dell’aeroporto di Linate, accomodato su un sedile di ferro.

Da quel giorno l’Amministrazione milanese è cambiata: Pisapia non è più sindaco, e in quell’occasione era stato duramente attaccato dal consigliere comunale Alessandro Morelli. Dopo Morelli, prese la parola l’allora assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino, che in una nota spiegò che il Comune di Milano non era al corrente della situazione, in quanto tutto era stato gestito dalla Onlus Fratelli di San Francesco presso la quale il signor A.D.S. era ospite.

La stessa Onlus, travolta dalle polemiche, aveva pubblicato una nota sul sito ufficiale – il link non è più disponibile ma il testo è ancora presente nel nostro articolo precedente – per chiarire la vicenda:

In riferimento agli articoli della giornalista M.V. apparsi su Il Giorno, e a quanto ne è seguito, relativamente alla vicenda di A. D. S., che riferisce di essere stato “Cacciato dal dormitorio per far posto ai profughi”, la Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus esprime profondo rammarico per quanto pubblicato. A. è stato ospite per diversi anni della casa in via Isonzo e a lui, come ad altri, è stata offerta la disponibilità di una soluzione alternativa, che lo stesso ha tuttavia rifiutato, tenendo conto del fatto che quanto prospettato era un alloggio anche migliore del precedente. Il sig. D. S. ha riferito in sede di colloquio con la nostra assistente sociale, di voler andare dai suoi famigliari. Evidentemente A. ha preferito rivolgersi ad altre entità, che hanno sollevato i problemi divenuti oggetto di cronaca in questi giorni. Ma non solo, sia ad A., che a tutti gli ospiti presenti nelle nostre Case, è stato da sempre offerto un percorso individuale volto alla sua integrazione sociale, perché, come spesso ripetiamo, la nostra intenzione è quella di accompagnare la persona con disagio per aiutarla a ricostruirsi una vita. “La carità è universale, cioè senza alcuna distinzione di persone. Il cristiano ama sempre tutti, indistintamente.”

Il giorno successivo al primo articolo, il 3 luglio 2014, Il Giorno pubblicò la versione ufficiale dei fatti riportando le dichiarazioni di un’assistente sociale della Onlus incriminata. L’assistente sociale confermava che il 19 giugno gli ospiti erano stati smistati altrove per una situazione emergenziale, ma a tutti era stata offerta un’alternativa. Al 56enne era stata proposta una sistemazione provvisoria presso il centro di Via Saponaro, nell’attesa di un trasferimento definitivo presso un’altra struttura in Via Calvino. Il signore, invece, preferì sistemarsi presso un famigliare con l’impegno di presentarsi spontaneamente in Via Calvino:

Ho preferito arrangiarmi per qualche giorno, in realtà per strada, visto che nel dormitorio di via Saponaro ero stato già derubato due volte, in attesa di essere accolto in via Calvino. Ma lì non c’è stata alcuna possibilità, ho aspettato una chiamata per giorni. Se avessi avuto un’alternativa vera non sarei andato in questura a elemosinare un letto.

Nessuno era stato cacciato, dunque, bensì era stata offerta un’alternativa che il 56enne aveva rifiutato. Pochi giorni dopo l’assessore Majorino era andato a verificare di persona che il signore stesse bene, e lo aveva trovato soddisfatto della soluzione di trasferimento presso la Casa di Accoglienza del Comune “Enzo Jannacci”.

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