Uccisa dopo la chiamata al 112. L’odioso commento del ministro: “Non doveva fare autostop”

di Shadow Ranger |

Non doveva fare autostop: una frase facile da dire a posteriori, e che solleva una serie di problemi. Specialmente dopo la morte di una bambina di dodici anni.

Problemi che, naturalmente, affronteremo in maniera retorica: anche da noi, gli eventuali “castigatori dei costumi”, Catoni fuori tempo massimo saranno messi alla porta.

La domanda da porci è: qual è il prezzo per un’infrazione? I ragazzini, in quanti tali, fanno cose impulsive. Non hanno l’esperienza e non hanno l’avvedutezza di molti di noi. Sbagliano, e soffrono per i loro errori. Questo è sensato.


Ma è giusto ritenere che un errore si paghi con la vita?

Se io ora, per ipotesi, mi recassi a casa di ognuno di voi dopo che un vostro figlio o figlia ancora giovane ha fatto la ca**ata dichiarando a gran voce che merita ogni sofferenza e patimento che sta subendo. Se dicessi davanti a genitori che piangono un figlio morto, o un ragazzino che forse resterà invalido, traumatizzato o peggio che “non doveva fare quello che ha fatto”, questo cosa direbbe di me?

La rabbia di quei genitori, non sarebbe sensata e ben diretta?

L’incoscienza, l’impulsività, l’errore fanno parte della vita. Non dovrebbero essere pagati con la vita. E una società dove un bambino muore, per qualsiasi ragione, è una società che ha fallito, e tutta, le sue ragioni di esistere.

La storia

Andiamo ora alla storia Alexandra Măceșanu, ragazzina 15enne, il 24 luglio si ritrova lontana da casa.

Con l’ingenuità tipica di un adolescente, Alexandra pensa di evitarsi un rimprovero e tornare celermente a casa facendo l’autostop. Pratica che chiunque abbia visto più di un film dell’orrore sa essere poco sicura e foriera di disastri, ma pratica che chiunque da ragazzino si è ritrovato a fare.

Purtroppo per Alexandra, l’autista si rivela essere Gheorghe Dinca, che poi avrebbe confessato di essere l’omicida e stupratore di altre due ragazzine, che conduce la poverina nel suo rifugio, un autentico covo degli orrori dal quale uscirà solo sottoforma di un cadavere carbonizzato dopo essere stata seviziata, stuprata e torturata.

E Dinca è solo il primo di una lunga serie di figure adulte che hanno deciso di non prendere sul serio una ragazzina che gli moriva davanti.

Correttamente, la ragazzina una volta avuto accesso al telefono del Dinca, ha cercato di contattare il 112.

Per essere derisa da parte degli operatori contattati, ripetutamente messa in attesa e denigrata per non essere stata in grado di fornire informazioni complete.

Diciannove ore dopo, nessuno arriverà a salvare Alexandra.

Anzi, arriverà anche il parere postumo dell’Ex Ministro della Pubblica Istruzione

“Doveva sapere che non si sale in auto con degli estranei”. E così, dopo questo commento sul caso di Alexandra Măceșanu, la quindicenne uccisa dopo che aveva chiamato il 112, è caduta anche la testa di Ecaterina Andronescu, ora ‘ex’ ministro dell’istruzione del governo romeno guidato dal primo ministro Viorica Dancila, che su Facebook ha stigamtizzato che le dichiarazioni di Andronescu. Secondo Dancila le parole del ministro sarebbero state “Irresponsabili” e avrebbero mostrato “una mancanza di comprensione” per la tragedia abbattutasi sulla famiglia della vittima, “non tendendo conto”, peraltro, “della posizione del governo”. Negli ultimi giorni, dopo che la famiglia di Alexandra ha preso la sofferta decisione di divulgare il testo integrale delle chiamate al 112, il governo romeno sta affrontando un vero e proprio terremoto. Dopo il licenziamento del capo della polizia e di altri altri funzionari della contea, alcuni giorni fa si è dimesso il ministro dell’interno Nicolae Moga.

Gli esiti

Il Governo Romeno è, attualmente, in preda ad un autentico terremoto. Migliaia di persone hanno, e stanno protestando per l’accaduto nei confronti delle autorità. Il Primo Ministro ha promesso norme più severe contro stupri e pedofilia, il capo della polizia ed altri funzionari si sono dimessi assieme al ministero dell’Interno, ed anche il ministro dell’Istruzione non è più in carica.

Ma potremmo azzardare che probabilmente Alexandra avrebbe preferito vivere, anziché invocare generiche riforme dei massimi edittali.

A volte, restare umani è tutto quello che può essere fatto: e nessuno è stato umano con la piccola Alexandra.

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