Tutto quello che scrivete su WhatsApp può finire in tribunale: prima storica sentenza in Italia

di Redazione Bufale |

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Arriva una sentenza storica non solo per WhatsApp, ma per tutto l’apparato giuridico italiano, come si potrà notare dal nostro approfondimento di oggi 25 luglio. Dopo aver parlato di una svolta per quanto riguarda il normale utilizzo dei gruppi, grazie ad un aggiornamento trattato in modo specifico sulle nostre pagine e prossimo all’arrivo su device Android ed iOS, tocca fare uno step in più. Anche perché troppo spesso prove concrete fornite da conversazioni di questo tipo non hanno avuto la giusta valenza nel nostro Paese.

Cosa sta accedendo più nello specifico? Tutto ruota attorno ad un fatto riportato da Hwupgrade, fonte affidabile per questioni di questo tipo. In sostanza, da questo momento dovrete fare attenzione non solo a quello che leggete su WhatsApp, ma anche a quello che scrivete, considerando il fatto che una sentenza recente colloca praticamente sullo stesso piano le prove digitali rispetto a quelle cartacee. Insomma, non saranno prese in considerazione le sole comunicazioni inviate tramite PEC, ma anche SMS e appunto messaggi WhatsApp.

Scendendo in dettagli, la questione trae spunto dalla sentenza della Corte di Cassazione, vale a dire la numero 19155/2019 del 17 luglio 2019, con cui nella diatriba tra una madre ed un padre al quale spetta il pagamento della retta dell’asilo per suo figlio è entrato in gioco proprio un messaggio WhatsApp. Al dì là dell’esito di questa vicenda giudiziaria, il precedente storico consiste proprio nel fatto che in questa controversia sia stato preso in esame un tipo di comunicazione di questo tipo.

Va detto che il caso specifico non faccia automaticamente giurisprudenza, come evidenziano gli esperti del settore presenti in redazione, ma allo stesso tempo è inevitabile che da questo momento si guardi con grande interesse anche ad un precedente di questo tipo. Da oggi cambierà il modo in cui tutti noi utilizzeremo WhatsApp?

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