ALLARMISMO Super prelievo? Super bufala – Bufale.net

di Shadow Ranger |

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Il popolo della Rete a volte scopre cose. Novelli Indiana Jones della fuffa, alcuni commentatori scoprono verità “nascoste” solamente a loro, note a tutti già da tempi immemorabili, lanciano strali ed allarmi infondati, ed arrivano, con anni di ritardo a comunicare grandi quanto artefatte verità, sovente condite da contumelie ed inconferenti accuse.
Recentemente il “Popolo della Rete” ha scoperto l’esistenza di un “Super Prelievo nelle buste paga” per “Pagare i Disoccupati”.
“Prelievo” che il resto dei lettori ben ricorderà era previsto sin dalla Legge 92/2012, quindi già stabilito e fissato due anni fa, destinato a sostituire altre provvidenze di simile scopo ed obiettivo, come la Cassa Integrazione Guadagni in Deroga, e destinate alla tutela di coloro che versano in stato di disoccupazione.
Quanto all’aggettivo “Super”, soccorre l’ANSA, nel ricordarci che:

L’articolo 3 della Legge 28 giugno 2012, n. 92 – ricorda l’Inps – ”ha la finalità di assicurare ai lavoratori dipendenti da imprese operanti in settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria”. In pratica per le aziende che non sono coperte dalla cassa (come ad esempio quelle commerciali fino a 50 dipendenti) arriverà uno strumento di tutela in caso di sospensione dell’attività lavorativa. Ma la tutela sarà prevista per un periodo più breve di quello della cig. Si potrà ricevere l’assegno per soli tre mesi (prorogabili in via eccezionale fino a 9).

Il Fondo – si legge nella circolare – ”ha l’obbligo del bilancio in pareggio e non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità”. Il fondo che dovrebbe sostituire di fatto le prestazione erogate con la cassa in deroga (per la quale, in via di eliminazione a fine 2016, non sono previsti contributi da aziende e lavoratori) si finanzia con ”un contributo ordinario dello 0,50% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti (esclusi i dirigenti), di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico del lavoratore. Il contributo avrebbe dovuto essere versato dall’inizio del 2014 ma le modalità sono arrivate solo ora e a settembre non solo si pagheranno gli arretrati (per una retribuzione lorda di 2.000 euro mensili circa 30 euro a carico del lavoratore e 60 per l’impresa) ma si chiederà anche l’1% di mora sul dovuto a partire dal 7 giugno. 

Siamo dunque ad uno 0,50% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, di cui due terzi a carico del datore di lavoro. 
Nessuno definirebbe un terzo dello 0,50% un contributo oneroso, e, date le sue finalità, lo scrivente non parlerebbe neppure di ingiustizia o imposizione.
Risibile appare infatti che proprio coloro che ad ogni piè sospinto lamentano che non si faccia abbastanza per coloro che vengono “lasciati indietro dalla crisi”, nel momento in cui potrebbero loro stessi essere chiamati a lasciare un esiguo obolo per coloro in cui nome chiedono benefici ed aiuto si tirino indietro preferendo la via facile, ed economica, dell’indignazione a mezzo Facebook.

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