Scoperta una “nuova specie umana estinta” nelle Filippine

di Shadow Ranger |

Ci segnalano i nostri contatti una notizia riportata da Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, a sua volta tradotta da Nature, relativa ad una “nuova specie umana estinta”.

Ed è vera, anche se bisogna comunque rimettere sul campo di gioco alcune precisazioni.

Andiamo con ordine, e cominciamo dall’inizio

I fatti

Circa un decennio fa, sull’isola di Luzon, tra le Filippine, dei ricercatori hanno trovato un reperto umano che, semplicemente, non quadrava con le conoscenze attuali. Le migliori scoperte nascono così: cercando di dare un volto ed un nome a cose che non lo hanno.

Quel reperto misterioso era un dito di un piede, seguito da denti, un femore, ed altre ossa di piedi e mani di alcuni esemplari di ominini chiaramente difformi dall’Homo Sapiens Sapiens… ma anche ad ogni altra forma di ominini che noi conosciamo.

Si trattava di una specie umana con caratteristiche uniche, intermedie tra quelle delle specie che conosciamo.

Immaginate un essere alto come un Homo Floresiensis (una “specie umana” nota per essere discretamente bassina) ma con una dentatura simile a quella dell’Homo Sapiens e la struttura del piede adattata per consentire rapide arrampicate, simile a quella di un Australopiteco.

Il tutto, chiaramente parte dello stesso essere, escludendo quindi che per puro caso un Homo Sapiens si sia azzuffato con un Homo Floresiensis perdendo così dei denti caduti sui piedi di un Australopiteco.

Un attimo, ora mi sto perdendo! Cosa sono gli ominini? Vuoi dire ominidi? Sono un po’ confuso…

Molti di voi ricorderanno le vecchie suddivisioni tassonomiche, quelle che derivano direttamente dall’opera di Linneo. Le avrete ancora studiate, e il primo esempio che vi viene fatto è cercare nelle tavole tassonomiche la nostra specie… l’essere umano così come lo conosciamo, l’homo sapiens sapiens. Noi. E lo rifaremo, con un piccolo aiuto di Focus

Regno: Animale
Phylum: Cordata (animali che allo stadio embrionale sono dotati di una corda dorsale)
Ordine: Primati (comprende lemuri, galagidi, tarsi, scimmie, scimmie antropomorfe e umani)
Famiglia: Hominidae (comprende l’uomo moderno e i nostri progenitori estinti come l’Ardipiteco e l’Australopiteco)
Genere: Homo
Specie: Sapiens

Ma il crescere delle scoperte ci ha dimostrato che non basta parlare della famiglia, e che quando parliamo di specie, spesso lo facciamo in modo vago ed inesatto, colloquiale (da cui, le virgolette).

Si è dovuta creare così una nuova classificazione per inserirvi la “nuova specie umana estinta” e tutte le altre “specie umane estinte” del passato

Famiglia: Hominidae (comprende l’uomo moderno, i gorilla e gli oranghi)
Sottofamiglia: Homininae (comprende gorilla, scimpanzè e umani)
Tribù: Hominini (umani e progenitori estinti. Quelli che nella vecchia classificazione erano Hominidae)
Genere: Homo
Specie: Sapiens

Quindi, è ancora esatto parlare di ominidi, ma le somiglianze genetiche tra uomini e scimmie, ed un nuovo fattore di cui parleremo hanno reso necessaria una riorganizzazione.

In passato infatti, la divisione uomo-scimmia avveniva al livello di genere: dagli ominidi si divideva il genere homo ed il genere pan.

Attualmente dagli Ominidi si diramano i Pongidi (per gli amici, la sottofamiglia da cui deriva l’Orango) egli Ominini, dai quali si dirama la tribù degli Homininae (che comprende i nostri antenati e quelli dei Gorilla), che a loro volta si diramano in Hominini o Ominini che dir si voglia (singolare: Ominino) da un lato, in Gorillini dall’altro.

Dai Gorillini si arriva al Genere Gorilla, quello delle specie di Gorilla esistenti. Dagli Ominini si arriva al genere Homo, da un lato, ed al genere Pan, quello degli scimpanzé, dall’altro.

Albero evolutivo degli Hominoidea: dopo una prima separazione dalla linea principale degli Hylobatidae (attuali gibboni), circa 8 milioni di anni fa anche la linea dei Pongidae si staccò, portando agli attuali orang-utan, mentre gli Homininae si divisero più tardi in Gorillini ed Hominini (fonte: Wikipedia)
Albero evolutivo degli Hominoidea: dopo una prima separazione dalla linea principale degli Hylobatidae (attuali gibboni), circa 8 milioni di anni fa anche la linea dei Pongidae si staccò, portando agli attuali orang-utan, mentre gli Homininae si divisero più tardi in Gorillini ed Hominini (fonte: Wikipedia)

L’unica specie umana ad oggi sopravvissuta, come sappiamo, è la nostra, quella dell’Homo Sapiens.

Ma le altre?

A scuola siamo abituati a pensare all’evoluzione umana come una sorta di linea retta. Tutti avrete visto l’ormai celeberrima e più volte comparsa illustrazione in cui scimmie e uomini marciano in una sorta di maratona, passandosi il testimone dall’antenato più arcaico a noi.

La tradizionale illustrazione delle "specie umane" apparsa impropriamente nei libri di storia
La tradizionale illustrazione delle “specie umane” apparsa impropriamente nei libri di storia

Ma l’antropogenesi, o ominazione che dir si voglia, è una cosa del tutto diversa.

L’ominazione è più simile ad un cespuglio: storicamente, diversi omininimi sono esistiti nello stesso tempo in diversi luoghi della Terra.

A volte, anzi, spesso, anche nello stesso luogo.

Alcuni di noi Homo Sapiens recano nel loro DNA tracce di antiche ibridazioni con l’Homo Neandhertalensis. Molto scalpore, quasi come un “gossip preistorico”, ha portato la scoperta di ibridi tra l’Homo Sapiens e l’Uomo di Denisova.

Esiste un folto sottobosco, quasi un cespuglio di nostri “antichi cugini”, che hanno vissuto con noi come le diverse scimmie coesistono assieme.

Alla fine, essi si sono estinti, continuando a vivere con le loro tracce genetiche lasciate nella nostra stirpe.

Esiste infatti una sola specie umana, l’Homo Sapiens, unica nel genus homo, che un tempo fu un ricco cespuglio dove ormai ogni ramo tranne il nostro è per sempre disseccato.

Fino a quel momento, noi ed i nostri “progenitori” abbiamo marciato assieme, o ci siamo “mancati di poco”, vedendo i loro discendenti vivere e morire nel nostro stesso tempo.

Finché siamo rimasti soli a portare alta la torcia del genus Homo, che peraltro la comunità scientifica vorrebbe talvolta ripiegata nel Pan per ragioni tassonomiche.

Quindi dove lo incaselliamo questo nuovo ominino?

Gran bella domanda amico.

Come ci insegna il buon Darwin (o per i pigri, una bella partita a Pokémon Sole o Luna, o le versioni Ultra) una qualsiasi popolazione animale cresciuta in un ambiente isolato (quale un’isola) assumerà caratteristiche diverse da quelle del resto della popolazione rimasta in un ambiente più esteso.

Possiamo al momento dichiarare che la “nuova specie umana estinta” è in realtà un ominino chiamato Homo luzonensis.

Possiamo presumere che tale Homo Luzonensis sia un ominimo contemporaneo dei primi di “noi”, gli Homo Sapiens e dei bassini Homo Floresiensis, evoluto per trovare rifugio su alti alberi.

E quindi questo spiega perché i suoi piedi sono ancora “scimmieschi” e ben usi ad arrampicarsi sugli alberi.

Si spiega anche perché il resto del suo corpo sia simile al nostro ma contenuto di dimensioni come quello del Floresiensis. Siamo nella “stessa parte del cespuglio”, ma il luzonensis è il nostro “cugino arboricolo”.

“Il Sudest Asiatico insulare sembra essere pieno di sorprese paleontologiche che complicano i semplici scenari di evoluzione umana”, afferma William Jungers, paleoantropologo della Stony Brook University di New York.

Diversi ecosistemi hanno reso possibile a Madre Natura “collaudare” diversi ominini: ma solo noi siamo stati l’ominino più versatile e capace di diffondersi in ogni ambiente. Se non altro perché essere sapiens è la nostra specialità, e grazie al dono della creazione abbiamo trasceso le facoltà del nostro corpo.

Se abbiamo freddo possiamo tessere vestiti, se cerchiamo riparo possiamo costruire case, e col tempo abbiamo modellato l’ambiente per viverci confortevolmente.

Immaginate cosa potrà accadere nel momento in cui per avidità spezzeremo questo equilibrio rendendo la Terra inabitabile per noi: cesseremo di essere il modello vincente. Pagandone le conseguenze seguendo gli altri ominini “sconfitti” nell’oblio.

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