Scontrino del Caffè Lavena a Venezia da 43 euro motivo per non donare: cosa sfugge ai complottisti

di Redazione Bufale |

Sta girando in questi giorni sui social lo scontrino ormai famoso del Caffé Lavena a Venezia. Una vera rapina secondo il pubblico del web, considerando il fatto che due lattine di San Pellegrino e due caffé espresso sono stati pagati 43 euro dai “malcapitati”. Basta questo per indurre tanti italiani a ricondividere l’immagine in questione, con un chiaro messaggio: non donare un centesimo per la ricostruzione della città veneta, che in questi giorni sta affrontando la grave emergenza dell’acqua alta.

Caffè Lavena
Caffè Lavena

Insomma, non ci sono solo polemiche di natura politica, come avrete notato qualche giorno fa con la reazione dei veneziani al momento dell’arrivo di Salvini in città, con le sue prime prese di posizione in merito ai recenti fatti di cronaca. Ve ne abbiamo parlato alle porte dell’ultimo fine settimana, mentre oggi l’interesse del pubblico social si è riversato verso lo scontrino di 43 euro emesso dal Caffè Lavena a Venezia. Al punto che tutti si stanno chiedendo se sia vero.

Qualche dettaglio sulla vicenda dello scontrino del Caffè Lavena a Venezia

Senza girarci troppo intorno, possiamo dire che lo scontrino più discusso di oggi 18 novembre sia autentico. In realtà risale al 2018, ma poco importa, perché i gestori del bar finito nel mirino della critica per i prezzi applicati ammisero a suo tempo questa versione dei fatti al Corriere del Veneto. C’è tuttavia un dettaglio cruciale che sfugge a chi si indigna quest’oggi, al punto da indurre altri a non donare nulla per Venezia.

In primo luogo, ogni volta che il cliente si siede al tavolo del Caffè Lavena, viene avvisato tempestivamente dal personale dei prezzi maggiorati. Ancora, i prezzi sono ben visibili all’esterno della struttura. E se non ci credete, siamo risaliti al cartellone direttamente da Google Maps. Insomma, chi decide di sedersi ha tutti gli strumenti informativi del caso per consumare consapevolmente presso la struttura “incriminata” a Venezia.

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