Saviano sogna sindaci africani in Italia? Sì, ma solo per il Sud: alcune precisazioni

di Luca Mastinu |

NOTIZIA VERA E PRECISAZIONI saviano sogna sindaci africani
Saviano sogna sindaci africani in Italia? Sì, ma solo per il Sud: alcune precisazioni Bufale.net

Saviano sogna sindaci africani in Italia? Sì, lo ha detto e la sua affermazione aveva scatenato le dure reazioni di Giorgia MeloniMatteo Salvini e di tutto il centro-destra che gli aveva consigliato di trasferirsi in Africa. I nostri lettori ci segnalano un meme pubblicato dalla pagina Facebook Noi Italiani per la patria il 29 giugno 2018 e ritornato virale.

Giorgia Meloni: “Roberto Saviano dice che sogna sindaci africani. Vada a vivere in Africa allora. Così esaudisce il suo sogno e quello di diversi italiani”.

Possiamo trovare riscontro sulle parole di Giorgia Meloni in questo post pubblicato sui social il 4 gennaio 2017 che, in allegato, mostrava uno stralcio di un articolo di giornale dal titolo: “Saviano: sogno sindaci africani per salvare il mio Sud martoriato”. Nella didascalia si legge: Roberto Saviano sarà intervistato da Gianni Riotta stasera su Rai Storia.

Lo stesso titolo è presente nella versione web dell’articolo, pubblicata da Il Centro il 3 gennaio 2017. Dello stesso incontro aveva parlato Ansa. In poche parole lo scrittore si era raccontato ai microfoni di Rai Storia e aveva parlato dell’avanzata del populismo, del nazionalismo e delle post-verità dagli Stati Uniti all’Europa specialmente sul tema dei migranti.

Gianni Riotta incontra Roberto Saviano

Gianni Riotta incontra Roberto Saviano
dai primi passi di scrittore al fulmineo successo di #Gomorra
domani alle 22 #SpecialiStoria.

Pubblicato da Rai Storia su Lunedì 2 gennaio 2017

Visionando il teaser dell’intervista notiamo che Saviano si riferiva alla lotta contro la criminalità organizzata, facendo l’esempio di Yvan Sagnet del Camerun che nel 2011 organizzò la prima protesta dei braccianti contro il caporalato. Perché Saviano sogna sindaci africani nell’Italia del Sud? Dopo un duro scontro con Meloni e Salvini riassunto da Fanpage l’autore di Gomorra aveva sintetizzato il suo pensiero in un lungo post pubblicato su Facebook il 5 gennaio 2017.

Ieri scopro di essere nei trend topic di Twitter perché insultato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini che mi invitano ad andare a vivere in Africa.
Io in esilio di fatto ci sto già da sei anni, da quando nel 2010, dopo l’inaspettato successo di Vieni via con me, fui praticamente cacciato dal Governo Berlusconi. Subivo attacchi quotidiani e mi resi conto che l’Italia, il Paese con le mafie più pericolose e potenti al mondo, il Paese che invita costantemente all’omertà, non poteva più essere casa per uno come me.
Da allora sono cambiati solo i governi, ma non la sostanza dei fatti.
L’Italia però mi manca moltissimo e torno spesso per lavoro, per vedere gli amici e i miei cari. È la mia terra e non posso smettere di raccontarla, e se il mio racconto è in antitesi rispetto all’immagine del Paese che hanno Giorgia Meloni e Matteo Salvini non posso che esserne fiero. Fiero per non cedere mai alle loro basse semplificazioni. Fiero perché è la complessità a guidare il mio ragionamento e non il più becero razzismo. Fiero perché io scrivo libri e non cerco voti. Non getto reti nel mucchio, non desidero vincere ma ragionare e, soprattutto, convincere. Siamo diversi io, Meloni e Salvini. E della mia diversità ne faccio un vanto.

Loro propongono discorsi sulla razza, discorsi che io aborro. La città di New York cambiò volto con Fiorello La Guardia, figlio di padre cattolico di Cerignola e di madre ebrea di Trieste. Dal 1934 al 1945 La Guardia fu sindaco di New York, un sindaco figlio di immigrati, con sangue italiano, un sindaco ebreo. Immaginate cosa ne avrebbero detto Salvini e Meloni: “Se ne torni tra le pecore, La Guardia, ad amministrare New York non ci vogliamo uno straniero”.

Salvini e Meloni gettano ami nel mucchio e come gran parte degli esponenti politici italiani non hanno alcuna conoscenza reale del territorio. Non sanno che ci sono interi paesi del sud Italia come Castelvolturno, come Rosarno, dove gli immigrati si sono ribellati alle organizzazioni criminali quando gli italiani non lo facevano più da decenni.
Salvini e Meloni non sanno che esistono comunità foltissime di immigrati che lavorano onestamente e che non sono politicamente rappresentate. Il volto di quei territori, dove camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita sono fortissime, cambierebbe radicalmente con rappresentanti politici immigrati, con sindaci immigrati.

Meloni e Salvini ignorano che il primo sciopero di braccianti, per protesta contro la pratica illegale del caporalato (che, per inciso, avrebbe dovuto essere contrastata efficacemente dallo Stato Italiano) lo organizzò nel 2011 Yvan Sagnet, un ragazzo che veniva dal Camerun, laureato in Ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Torino.

Vorrei che Meloni e Salvini capissero che non esistono differenze tra razze, non esiste alcuna invasione, ma esiste un Paese, il nostro, che loro due hanno contribuito, con le forze politiche che rappresentano (e che li rappresentano), a rendere inefficiente, cattivo, discriminatorio. Un Paese in cui realizzarsi è difficilissimo per tutti (italiani e stranieri, e non certo per colpa degli stranieri), un Paese da cui la giustizia sembra essere bandita.

Io in Africa ci vado: accompagnerò Salvini magari a recuperare i fondi pubblici della Lega Nord finiti in Tanzania e Meloni a scusarsi per le atrocità commesse dal regime fascista nei territori ex coloniali, regime con cui lei politicamente è in continuità.
Per le scuse non è mai tardi.

Secondo Saviano, dunque, gli immigrati portano in Italia “nuovi codici” che – secondo il suo pensiero – possono scardinare il sistema malato della politica del Sud che non riesce a vincere contro la criminalità organizzata. Per “Sud martoriato” lo scrittore intende un Meridione ancora nella morsa delle mafie, e la ribellione dei braccianti del 2011 sarebbe una speranza per chiudere per sempre con le associazioni di stampo mafioso.

Le affermazioni di Saviano avevano aperto una polemica anche con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, riassunte da TgCom24.

Parliamo di “precisazioni” in quanto si tratta di affermazioni del 2017 e Roberto Saviano si riferiva alla lotta alla criminalità organizzata, ispirandosi alle proteste dei braccianti del 2011: c’è chi sostiene, inoltre, che si trattasse di una provocazione.

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