Renzo Bossi, 15mila euro al consiglio regionale; Elena, laureata, 670 euro al call center

di Luca Mastinu |

Un vecchio contenuto acchiappalike ha ripreso il suo tour nelle piattaforme social e mette a confronto Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi, e Elena, una ragazza presentata come laureata in economia con 110 e lode ma impiegata come operatrice presso un call center con un fisso mensile di 670 euro.

Renzo Bossi: bocciato 3 volte all’esame di maturità. Consigliere regionale 15000 euro al mese.

Elena: laurea in economia 110/110 e lode. Operatrice call center 670 euro al mese.

Questa è l’Italia (e la Padania)

La parte su Renzo Bossi trova riscontro in un articolo del 2012 pubblicato su Libero nel quale si riportavano gli sfoghi di due professionisti licenziati, Marmello Morando, rispettivamente autista e bodyguard di Bossi jr. Fu Morando, nelle sue dichiarazioni, a parlare dello stipendio di Renzo Bossi come consigliere regionale:

Stipendio da consigliere regionale a parte, pari a 12.555 euro mensili, Renzo Bossi costava alla Lega 14mila euro al mese. Dodicimila euro per gli stipendi dello staff, più altri 2mila in contanti che ci venivano dati dal Carroccio per le sue spese correnti. In due anni vengono fuori quasi 600mila euro che l’Italia ha pagato a questo ragazzo.

Nello stesso 2012 Renzo Bossi rinunciò all’impegno di consigliere regionale e questo meme, ad oggi, richiederebbe un consistente riassunto di tutto ciò che è legato al figlio di Umberto Bossi. Al centro della nostra analisi, tuttavia, collochiamo la figura di Elena, che per molti è un personaggio reale ma che si configura, in realtà, come un personaggio fittizio.

L’immagine è un fotogramma del film Tutta La Vita Davanti di Paolo Virzì (2008) – tratto dal libro Il Mondo Deve Sapere di Michela Murgia – e la ragazza che vediamo è l’attrice Isabella Ragonese nel ruolo di Marta, una ragazza laureata in filosofia che nell’attesa del suo posto di ricercatrice trova un lavoro part-time presso un call center.

Per contestare la posizione di Renzo Bossi e l’ideologia della Padania sarebbe stato più opportuno mettere a confronto la storia di una ragazza realmente esistente e non un personaggio fittizio preso in prestito da una pellicola. Siamo costretti, dunque, a parlare di acchiappalike.

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