Rabbia sovranista contro clandestino palestrato arrivato a Lampedusa, ma siamo nel 2013 in Australia

di Redazione Bufale |

Clandestino
Rabbia sovranista contro clandestino palestrato arrivato a Lampedusa, ma siamo nel 2013 in Australia Bufale.net

C’è tanta rabbia in queste ore tra i sovranisti in Italia, a causa di uno scatto diventato virale a proposito di un clandestino che sarebbe appena sbarcato a Lampedusa. Si tratta di un migrante che, secondo quanto raccontato nel meme in questione (come al solito, infatti, ci ritroviamo davanti un’immagine accompagnata da un testo, senza fonti e prove su quello che si dice) non è fuggito certo dalla guerra, ma dagli anabolizzanti considerando il suo aspetto non certo scheletrico.

Insomma, uno scatto che alimenta le teorie di coloro che non ritengono necessaria la fuga nel nostro Paese, al contrario di quello che si dice sulle motivazioni che inducono tante persone a mettere piede sul suolo italiano. Anzi, chi condivide lo scatto in questione addirittura ironizza sulla sua condizione, parlando appunto di anabolizzanti e lasciandosi andare ad un giudizio per forza di cose condizionato dall’aspetto del ragazzo ritratto.

La storia del finto clandestino palestrato appena arrivato a Lampedusa

La vicenda del ragazzo, però, non è quella che raccontano gli analfabeti funzionali in Italia. Basta consultare il sito Michael Smith news, infatti, per rendersi conto che il fatto di cronaca sia completamente diverso. La fonte, oltre a raccontarci tutto, ci dice in primis che la foto non sia recente e soprattutto non sia in alcun modo associabile a Lampedusa. Insomma, l’uomo in questione è stato arrestato insieme ad altre persone per essere arrivato in Australia con un carico di steroidi che evidentemente si volevano immettere in quel mercato.

Nessuna attinenza con la questione clandestini, nessun legame con Lampedusa e coi giorni nostri. Ovviamente, nel caso in cui doveste far presente a qualcuno che sta alimentando una bufala sull’arrivo del clandestino dopato qui da noi, vi risponderà con un vero e proprio must: “E’ il concetto che conta“. Quella, però, è un’altra storia e noi lo sappiamo bene.

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