“Questa legge renderà l’Italia un inferno afro-islamico” – una bufala falsamente attribuita

di Shadow Ranger |

Ci sono bufale, come la falsa citazione malamente attribuita al Vicecomandante in congedo della Folgore, Generale Perrotti relativa ad una ipotetica legge sullo ius soli, descritta come una legge che renderà l’Italia un inferno afro-islamico.

Bufale basate su un colpevole sfruttamento di un meccanismo base della folla 2.0, la plebe degli indinniati: puoi smentire la stessa bufala per anni, ma basta riesibirla uguale ai bufalari stessi perché dimentichino della smentita.

Anche se la smentita è avvenuta in sede penale. Anche se la vittima della diffamazione ha già provveduto a sporgere querela.

Anche sarà costretto a farlo ancora: e offriamo al Generale Renato Perrotti il massimo supporto per le nuove azioni penali che temiamo sarà costretto a fare per fermare questa recrudescenza della brutale menzogna in suo danno.

"Non lasciatevi intimidire dal ricatto morale di chi vi chiama razzisti e xenofobi: i veri razzisti sono coloro che stanno distruggendo il futuro dei vostri figli, coloro i quali approveranno una legge che renderà l'Italia un inferno afro-islamico" - la bufala corre sui social
“Non lasciatevi intimidire dal ricatto morale di chi vi chiama razzisti e xenofobi: i veri razzisti sono coloro che stanno distruggendo il futuro dei vostri figli, coloro i quali approveranno una legge che renderà l’Italia un inferno afro-islamico” – la bufala corre sui social

La citazione, come ben spiegato ed argomentato da Pagella Politica, che registra una variante della bufala col volto dell’ex Generale Marco Bartolini ma la falsa attribuzione a Perrotti, quindi gravamente diffamando due persone al prezzo di una, ha una lunghissima storia.

Si parte con Libero, che nel 2017 pubblica un articolo dal titolo Ius Soli, l’ex generale della Folgore: “Quali rischi si corrono” provocatoriamente  sottotitolato Avviso alla Boldrini e alla Kyenge.

In questo articolo compare per la prima volta la frase in esame, attribuita al Generale, ma in breve tempo compare anche una richiesta di rettifica che i bufalari non hanno ottemperato, fimata dall’avvocato del Perrotti

Si è rivolto a questo studio il Generale Renato Perrotti, di Livorno, il quale lamenta come l’articolo di stampa indicato in oggetto gli attribuisca la paternità di un’iniziativa propagandistica che, oltre a contrastare apertamente, nei modi, con quella che è l’etica militare, non è mai stata sua.

Il Vostro articolo è inoltre corredato dell’immagine di un reparto schierato della Brigata Paracadutisti FOLGORE, ingenerando nel lettore l’impressione che egli rivesta tuttora un qualche ruolo all’interno della Grande Unità, od altro di prestigio all’interno della Forza Armata, con evidente pregiudizio anche per quest’ultima (che, però, sa senz’altro tutelarsi da sé).

Vi invito pertanto a procedere, con le modalità ed i tempi previsti dalla Legge, alla tempestiva pubblicazione della presente dichiarazione di rettifica: “Contrariamente a quanto riportato dall’articolo pubblicato su questo quotidiano in data 22 giugno 2017, il Generale Renato Perrotti non ha mai adottato alcuna iniziativa di propaganda avversa al disegno di Legge sul cd. ius soli sul quale egli ha naturalmente un’opinione, ma del tutto personale. In data 22 giugno 2017 il Gen. Perrotti ha denunciato la clamorosa bufala, a tutela della propria etica militare”.

Il Gen. Perrotti, davvero stupito (con me) per come la Vostra blasonata testata sia potuta incorrere in tale grossolano errore, si riserva, naturalmente, (i) di segnalare la circostanza all’Ordine dei Giornalisti, per l’evidente sciatteria nella verifica delle fonti e (ii) ogni iniziativa giudiziaria a tutela della propria persona. Vi segnalo, infine, che il Gen. Perrotti ha già ricevuto, ieri, alcune minacce; circostanza che, ovviamente, ha turbato non tanto lui, che ha spalle larghe, quanto la sua famiglia.

Libero ha provveduto a pubblicare la doverosa smentita, il generale Perrotti ha provveduto a sporgere denuncia: volete costringerlo per forza a denunciare di nuovo?

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