Quel cimitero di auto elettriche in Francia che non esiste: fake news contro l’ambientalismo

di Bufale.net Team |

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Esiste secondo il mondo del complotto un cimitero di auto elettriche in Francia che non esiste. Una nota fake news che circola da anni, di cui ci siamo occupati l’ultima volta esattamente un anno fa.

Ma che ritorna, uguale, in questo periodo.

Quel cimitero di auto elettriche in Francia che non esiste: fake news contro l’ambientalismo

Un osservatore malizioso potrebbe pensare che proprio nel periodo in cui accelerare sulle energie rinnovabili e sulla riduzione della dipendenza da gas e petroli potrebbe aumentare l’indipendenza dall’Occidente rispetto alla Russia il ritorno di simili fake news abbia uno scopo.

Insistere (faziosamente) sull’inefficacia delle auto elettriche delle energie alternative nei fatti si traduce nel chiedere di continuare ad avere un cordone ombelicale con la Russia senza tagliarlo del tutto come l’Unione Europa spera di poter fare.

Cosa che renderebbe l’effetto del pacchetto di sanzioni ancora più dirompente togliendo al Cremlino l’ultima, ma colossale, arma tattica di dissuasione.

Specialmente in un mondo dove l‘offerta occidentale del mercato dell’Auto ormai si prepara alla scadenza del 2035 mentre l’offerta Russa ritorna al “catorcio” Euro 0 spoglio di ogni strumento di sicurezza.

Ma come anticipato, state sicuri che quello non è un cimitero di auto elettriche francesi abbandonate perché “non conviene sostituire la batteria”.

Quel cimitero di auto elettriche in Francia che non esiste: fake news contro l’ambientalismo

Come avemmo modo di precisare, le origini della fake news sono state rintracciate su Linkedin.

E non riguardano auto che era antieconomico mantenere, o problemi con le batterie.

Sono foto di un anno fa, che riguardano la bolla del bikesharing e del carsharing in Cina, ovvero il crollo di compagnie che comprano mezzi in massa per poi offrirli in locazione, sopravvalutando in modo abnorme la domanda e l’offerta.

Del resto, bastava osservare le targhe: le tipiche targhe blu con caratteri bianchi della Cina. O anche solo il paesaggio, decisamente più orientale che legato alla periferia di Parigi.

Si tratta di una flotta di veicoli acquistata in Cina per capitalizzare sul fenomeno dei trasporti: tutti vogliono un’auto, non per tutti è conveniente comprare un’auto.

L’esperimento di avere flotte titaniche di mezzi da affittare si è arenato tra l’incremento della congestone del traffico e la disaffezione del cliente rispetto al servizio, tale da spingerlo a desistere o cercare soluzioni di proprietà.

Cosa avvenuta anche per il bike sharing e la locazione di mezzi a pedali.

La reale questione delle batterie

Infatti, per quanto il problema delle batterie delle auto elettriche prima o poi dovrà porsi, va ricordato che solitamente, sulla batteria, viene applicata una garanzia di lunga durata da parte delle aziende produttrici che garantiscono ai clienti una copertura di 5 anni o 120 mila chilometri di utilizzo.

Parliamo di un dato minimo, anzi allineato verso il basso: ci sono produttori che offrono garanzie relative a un tempo o un utilizzo anche maggiore, come Tesla che estende tale beneficio a 8 anni o 240mila chilometri, o produttori virtuosi come Renault che nel caso della Zoe offrirono un aggiornamento scontato della batteria con un nuovo modello più performante.

Il costo delle batterie è sì alto, ma come vedete ci sono già meccanismi commerciali per abbatterlo che con la diffusione e poi monopolio dell’auto elettrica lo ridurranno ancora di prezzo.

Come col tempo computer, smartphone e altri “lussi accessibili” della vita moderna sono passati da oggetti elitari a oggetti comuni.

Del resto è successo anche alle auto a combustione.

 

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