PRECISAZIONI Manuel Eliantonio, ragazzo morto in cella a Genova – Bufale.net

di Bruce McFrank |

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Ci è stata segnalata la seguente notizia, pubblicata dalla pagina O’sistema il 28 aprile di quest’anno.

Manuel Eliantonio, ragazzo morto in cella…Aveva appena compiuto 22 anni il giorno che è stato dichiarato morto, nel carcere di Marassi a Genova, per «dinamica non definita e intossicazione da gas» ufficializzata dal medico del carcere. Manuel invece presentava tumefazioni in tutto il corpo e lesioni interne. “Mamma le guardie mi picchiano, ma resisto perché tra poco esco”, scriveva alla madre.

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Abbiamo trovato questa notizia pubblicata da Repubblica il 26 luglio 2008:

GENOVA – Un giovane detenuto piemontese è stato trovato morto in un bagno della prigione dopo che aveva inalato butano, probabilmente nel tentativo di drogarsi. E’ accaduto la scorsa notte. La vittima è Manuel Eliantonio, 22 anni, originario di Pinerolo, che stava scontando una condanna a 5 mesi nel carcere genovese di Marassi per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni plurime aggravate. La sua pena avrebbe dovuto terminare il 4 settembre.

Secondo quanto emerso dalle indagini della polizia penitenziaria, e anticipato oggi da alcuni organi di stampa locali, il giovane avrebbe cercato lo “sballo” inalando del butano attraverso un tubo di plastica collegato ad una piccola bombola usata per alimentare i fornelli da campo che i detenuti usano per cucinare.

Il butano, chiamato anche n-butano, è un idrocarburo che si ottiene per distillazione dal petrolio e dal gas naturale. Quella di utilizzare il gas butano come droga era, soprattutto in passato, una pratica assai diffusa nelle carceri. Quando il giovane è stato trovato dagli agenti della penitenziaria, ormai era troppo tardi. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo da parte dei medici del carcere.

Alla luce della data della morte del ventiduenne, possiamo subito precisare che non si tratta affatto di una notizia recente, cosa non proprio facilmente deducibile dall’articolo. Il motore di ricerca di Repubblica.it ha poi portato alla luce questo articolo, che in effetti conferma quanto scritto nel post che ci è stato segnalato.

«Mi ammazzano di botte, almeno una volta alla settimana»: è una delle frasi dell’ ultima lettera alla famiglia, scritta l’ estate scorsa da Manuel Eliantonio, il ragazzo di 22 anni trovato morto nel carcere di Marassi, dove stava scontando una pena per resistenza a pubblico ufficiale. Era il 25 luglio. Sarebbe uscito dal carcere meno di un mese dopo. La spiegazione ufficiale della morte fu un avvelenamento da butano, il gas contenuto nelle bombole dei fornelletti da campeggio che i detenuti usano per cucinare. Un gas che, a quanto si disse all’ epoca, i detenuti inalano per “sballare” in assenza di altre droghe. Da allora, però, le denunce della famiglia, in particolare la madre e il nonno del ragazzo, hanno trasformato in un “caso” questa morte nel carcere e ieri mattina all’ unanimità il consiglio regionale ha approvato un documento con cui chiede alla giunta di avviare contatti con governo e parlamento perché venga istituita una commissione parlamentare di inchiesta che «faccia chiarezza e verifichi eventuali responsabilità delle strutture circondariali». Il caso di Manuel Eliantonio è cresciuto di settimana in settimana, dopo la sua morte. La famiglia, all’ atto delle denunce presentate ai carabinieri di Piossasco, il paese del torinese in cui abitano, e alla polizia penitenziaria dello stesso carcere di Marassi, presentò la lettera del ragazzo in cui lamentava i disagi della vita da detenuto. Poi sono venute fuori anche le fotografie sul martoriato corpo del ragazzo: lividi, ecchimosi che “il ragazzo non avrebbe potuto procurarsi da solo”, e che comunque non avevano alcuna relazione con un avvelenamento da gas butano. Eliantonio si trovava nel carcere di Marassi perché era stato condannato a 5 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. Il carcere era arrivato perché aveva alcuni precedenti. Aveva ottenuto i domiciliari ma era “evaso”. A Marassi poco prima di morire aveva chiesto di essere trasferito di cella. Nella lettera alla famiglia aveva dipinto un quadro a tinte fosche, di “botte” e molestie. Il nonno del ragazzo ha riferito anche di una telefonata a casa, in cui aveva raccontato di dover subire dagli altri detenuti anche il furto della spesa che la famiglia gli portava, e dei soldi sul libretto che sempre i familiari gli accreditavano di tanto in tanto.

Stando a questo articolo, sempre pubblicato da Repubblica, del 16 novembre 2009, il pm avrebbe, a suo tempo, chiesto l’archiviazione:

IL PUBBLICO ministero Francesco Cardona Albini ha chiesto di archiviare l’ inchiesta sulla morte di Manuel Eliantonio, il ragazzo di 22 anni di Pinerolo deceduto in una cella del carcere di Marassi il 26 luglio del 2008 per una intossicazione da butano. Il fascicolo era stato aperto inizialmente per istigazione al suicidio. Una volta chiarito che non si trattò di suicidio, fu ipotizzato che Eliantonio fosse stato picchiato e quindi indotto ad aspirare butano da una bombola. Ma anche questa ipotesi investigativa non giunse a nulla. In sede di autopsia fu chiarito che le lesioni sul cadavere di Eliantonio erano state provocate dalla caduta dopo la perdita di sensi e dalla lunga permanenza a terra, con relativi depositi ematici. Giunta al termine l’ inchiesta, il pm ha chiesto l’ archiviazione del fascicolo. Sarà il gip Annalisa Giacalone a decidere. Gli avvocati dei familiari del ragazzo, che non credono all’ ipotesi della morte per intossicazione da butano si oppongono all’ archiviazione. Secondo invece quanto stabilito dagli inquirenti il giovane aveva aspirato butano nel tentativo di stordirsi in assenza di droga. Eliantonio era stato fermato sull’ autostrada con alcuni amici su un’ auto rubata ed arrestato dalla polizia stradale dopo una breve fuga. Era deceduto un mese prima della prevista scarcerazione.

Siamo quindi purtroppo di fronte a una notizia non solo vera, ma anche tristemente familiare: basti pensare alla morte in carcere di Stefano Cucchi il 22 ottobre 2009, ma anche ad altri casi analoghi. Per chi volesse farsi un’idea più approfondita, c’è anche questa inchiesta del Corriere della Sera.

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