PRECISAZIONI Laura Boldrini: anche gli scafisti vanno tutelati – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Angelo ci chiede di verificare quanto è stato riportato da Alessandro Sallustri su Il Giornale in merito alle dichiarazioni di Laura Boldrini sugli scafisti che andrebbero tutelati. Non si tratta di una bufala, il virgolettato non è preciso ma il senso delle dichiarazioni c’è.
Ecco cosa riporta Sallustri lo scorso 23 aprile 2015 nell’articolo dal titolo “Ma la scafista Boldrini fa naufragare la Camera“:

La presidente della Camera, ospite l’altra sera da Floris su La7, ha teorizzato che anche gli scafisti vanno tutelati perché «disperati senza un euro che si prestano a guidare i barconi pur non essendone capaci in cambio della traversata gratis».

Per una volta è facilissimo verificare il contenuto di alcune dichiarazioni, visto che viene citata subito la fonte: il programma di Floris “di Martedì”  in onda su La7. Ecco il video, che vi consigliamo di visionare per comprendere per intero il tema trattato:


Ecco la trascrizione dell’intervento preso in considerazione da Sallustri:

FLORIS: Distruggere le imbarcazioni che proteranno queste persone al di là del mare. Colpire gli scafisti come nemici numero uno da combattere per evitare che questo fenomeno porti alla tragedia…
BOLDRINI: Chi è lo scafista e chi è il trafficante? Cerchiamo di capirci. Chi è a bordo della carretta del mare è spesso uno di quelli che vuole raggiungere l’altra parte del Mediterraneo non ha soldi, spesso non ha esperienza di mare, si butta e dice di averla per poter prendere un passaggio senza pagare. I pesci grossi non rischiano la vita in mare, stanno tranquilli a guardare, a loro non interessa se la barca arriva o non arriva, a loro non interessa perché le persone hanno già pagato.

Disperati senza soldi che dicono di saper guidare i barconi per una traversata gratis? Il senso è quello.
La Boldrini dice che spesso ci sono questi personaggi che si prestano a guidare i barconi pur di traversare gratuitamente, ma parla anche dei pesci grossi, quelli che guadagnano veramente e che non rischiano nulla. Tuttavia ci sono dei precedenti dove gli scafisti fingono e contattano i loro capi, i “pesci grossi”, e in questo caso possiamo citare la storia riportata da Corriere.it in merito agli scafisti egiziani che si erano finti siriani, una storia che rivela anche il pagamento di un avvocato in terra italiana per aiutarli.
Ecco un estratto dell’articolo del 27 dicembre 2014 dal titolo “Il superboss degli scafisti che porta i migranti in Italia“:

Il 13 settembre dello scorso anno uno degli scafisti sorpresi a trasportare esseri umani nelle acque del Mediterraneo ricevette una chiamata dall’Egitto. L’avevano appena bloccato dopo il trasbordo di 199 migranti dalla nave più grande a una più piccola, per farli arrivare clandestinamente in Italia. La motovedetta della Guardia di Finanza lo stava scortando verso il porto di Catania, a bordo della «nave madre» senza nazionalità e con il nome cancellato, quando il telefonino del «capitano» squillò. Era il suo capo, che dall’Egitto chiedeva notizie e dava indicazioni per limitare i danni.
[…]
Il destino della nave e del capitano dipendeva dalle dichiarazioni dei migranti: «Se qualcuno ha testimoniato non ci lasciano andare – spiegò ancora il capitano -. Vedi per un avvocato e sistema tutto». L’altro lo rassicurò: «L’avvocato ti arriverà direttamente, gli sto mandando dei soldi». Due ore dopo il capo richiamò e ordinò: «Vi possono far fare il confronto, ti prego fai attenzione… Ti scongiuro, tu e i ragazzi non li conoscete… Voi siete venuti con il coso dalla Siria...». In realtà arrivavano dall’Egitto, e loro erano scafisti, non migranti. Sfruttatori della disperazione altrui, non vittime della propria. Ma la linea difensiva doveva essere netta: «Dovete negare che li conoscete, così non succederà un grosso problema per voi e per loro».
La terza telefonata giunse dopo un’altra ora: «L’avvocato dovrebbe essere all’interno del porto, gli ho trasferito i soldi da due ore».

Le telefonate sono state intercettate dagli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia, i quali avevano messo sotto controllo i numeri indicati da dei migranti. Grazie a questa operazione venne riconosciuto il “pesce grosso”, anche grazie alla collaborazione delle autorità egiziane di cui ora è ricercato: il suo nome è Ahmed Mohamed Farrag Hanafi.
Nello stesso articolo si riportano le riscostruzioni delle investigazioni sul sistema svolto da Admed e dai suoi:

  1. i migranti contattano un “mediatore” a cui versano un anticipo del viaggio (tra i 3000 e i 4000 euro);
  2. il saldo viene versato dai parenti o conoscenti del migrante al suo arrivo nella destinazione prefissata;
  3. gli “scafisti” vengono pagati più di 1000 euro a viaggio;
  4. gli “scafisti” hanno a disposizione un GPS e un telefono satellitare per arrivare alla destinazione prefissata e per tenersi in contatto con i complici sulla terra ferma;
  5. se vengono intercettati dalla polizia, i complici si occupano di assicurare loro l’assistenza legale.

Sostenere che siano dei poveracci improvvisati può essere una teoria, ma dalle indagini svolte dalla polizia c’è comunque la prova che tra gli scafisti c’è gente che lucra denaro sulle speranze e sulla vita altrui.

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