PRECISAZIONI KYENGE “TROPPO POCHI 160.000 PROFUGHI IN 1 ANNO” – bufale.net

di Elisa Frare |

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KYENGE: “TROPPO POCHI 160.000 PROFUGHI IN 1 ANNO”. È questo il titolo piuttosto capzioso con cui VoxNews apre l’articolo qui citato:

“L’Europa sta reagendo con la paura, è imprigionata dalle sue paure e il trattato di Dublino è il nodo di tutto quello che sta succedendo”. Lo ha detto ieri la Kyenge a un convegno a Ventimiglia. Non bastavano i clandestini africani, anche l’ex clandestina.

“Quando un migrante arriva su un territorio rimane bloccato: questo è in contraddizione con il principio della libera circolazione, che è stata una conquista dell’Unione Europea e va conservata”.

“E’ vergognoso. 160mila è un numero troppo basso. Siamo in uno stato federale con oltre 550 milioni di abitanti e quando ci confrontiamo con dati di altri paesi e di altri continenti c’è solo da vergognarsi. Inoltre ad oggi sono poco più di 4500 le persone che sono state ricollocate”.

La UE non è uno ‘Stato federale’, forse lo è il Congo. E’ una comunità di Stati indipendenti e sovrani, almeno per ora.

Che l’articolo sia destinato a scatenare un’onda di polemiche su basi ingannevoli è abbastanza evidente: la Kyenge sta parlando di migranti già arrivati in Europa che devono essere ricollocati in altri Paesi UE, la cosiddetta relocation. La quota di 160mila migranti viene selezionata da Paesi come Italia e Grecia: per dirla in parole povere aiuterebbe l’Italia ad affrontare l’emergenza. Semplicemente, secondo la Kyenge l’UE potrebbe fare uno sforzo in più e ricollocare più rifugiati in Paesi lontani dall’emergenza, allentando la pressione per l’Italia stessa. Qui si può trovare uno stralcio dell’intervista che spiega in maniera chiara quello di cui la Kyenge sta parlando.

A metà settembre la Commissione europea ha votato per la ricollocazione di 160mila migranti (40.000 decisi in un primo momento più altri 120.000) provenienti da Italia, Grecia e altri stati da selezionare e direttamente coinvolti nel fenomeno, destinati agli altri Paesi UE. La Kyenge si è espressa, intervistata, con un parere negativo per la quota dei migranti (ricordiamolo, molti di loro ora sono su suolo italiano) che verranno spostati in altri Paesi, perché a suo avviso è una cifra troppo piccola. Certamente non stava invitando milioni di profughi a venire in Europa, bensì invitava l’Europa a non lasciar soli gli Stati che per conformazioni geografiche e politiche sono destinati a essere il primo approdo di grandi numeri di migranti, e che secondo la Convenzione di Dublino sono incaricati della loro accoglienza e sono responsabili della richiesta d’asilo.
La votazione ha avuto esiti positivi: il 22 settembre la Commissione ha approvato il piano.

La critica che è vera è che l’UE non è affatto uno Stato federale come detto dalla Kyenge, bensì un’unione di Stati con soltanto alcuni tratti riconducibili ad una federazione.

Qui una trascrizione corretta dell’intervista video:

Come valuta la relocation? Sta rispettando le attese sperate oppure no?
No. No ed è il caso anche di dire che è vergognoso, prima di tutto perché 160mila è un numero molto basso: noi siamo uno Stato federale di più di 500 milioni di abitanti. Quando ci confrontiamo con dei dati di altri Paesi o di altri continenti c’è solo da vergognarsi. 160mila sono pochi, e se non riusciamo nemmeno a dare una risposta a questa cifra vuol dire che c’è veramente qualcosa che non va. Ad oggi sono poco più di 4.500 le persone che sono state ricollocate, circa il 3% di 160mila. Oggi dobbiamo dare un richiamo molto forte al Consiglio, richiamando tutti quegli Stati che non si ricordano cosa significa solidarietà, perché oggi la solidarietà deve essere dimostrata anche sul piano finanziario. […]
Bisogna anche dire che il problema non è l’Italia. L’Italia sta lavorando, sta facendo tanto: il punto sono le politiche europee che per vent’anni hanno dimostrato di non funzionare, sono fallimentari. Il fatto che manchi la solidarietà fra i diversi Stati membri si ripercuote anche sul territorio. I Paesi come Italia, Grecia o Spagna sono lasciati con le loro responsabilità da soli, dobbiamo superare questi egoismi. Lo hanno ribadito anche in Camera pochi giorni fa, richiamando la responsabilità di diversi Stati membri a poter attuare ciò che hanno detto fino adesso.

Qui invece una risposta sempre della Kyenge per un’intervista al Messaggero Veneto:

Negli ultimi mesi l’accordo di redistribuzione interna dei richiedenti asilo è stato presentato come un grande successo europeo. Eppure non è stato completato, nonostante i numeri non fossero certamente alti. Perché?
«L’accordo di redistribuzione di 160 mila richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia fra gli Stati membri è un ponte verso il superamento di Dublino. La sua applicazione va troppo a rilento, appena 3 mila richiedenti asilo, perché diversi Stati membri temono proprio il superamento di Dublino. La Commissione non deve accettare che l’accordo non sia attuato: dobbiamo far ricorso alla procedura d’infrazione verso gli Stati che si rifiutano di attuare l’accordo e di accogliere».

Esiste, secondo lei, un tetto massimo di accoglienza che l’Italia e l’Europa sono in grado di sopportare e gestire?
«Guardiamo al fenomeno dei rifugiati nelle sue dimensioni globali. L’Ue, composta da oltre 500 milioni di persone e dalle nazioni fra le più ricche e industrializzate al mondo, non può non essere in grado di assicurare accoglienza e assistenza a 2 milioni di persone fuggite da guerre, persecuzioni e catastrofi, che hanno diritto alla protezione internazionale. Le vere crisi migratorie le stanno vivendo i Paesi nel sud del mondo, o quelli limitrofi alle zone di guerre. Pensiamo a Libano, dove sono stata recentemente, dove vivono 1,2 milioni di profughi siriani, su poco più di 4 milioni di abitanti. Non c’è tetto che tenga quando le persone fuggono dalla disperazione. L’Europa deve dotarsi di una politica comune per agire là dove questi flussi migratori si generano. Il “migration compact” deve essere un primo passo».

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