PRECISAZIONI Alghero, ruba due banane per fame e il prete lo denuncia: sarà processato

di Luca Mastinu |

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Ci segnalano questa notizia pubblicata sul quotidiano locale sardo La Nuova Sardegna il 7 Ottobre 2016, al centro dei dibattiti di questi ultimi giorni:

ALGHERO. A processo per essersi introdotto nella stanza attigua alla sacrestia, essersi impossessato di alcune banane, aver mangiato del tonno in scatola e aver bevuto del vino. È la paradossale vicenda di cui è protagonista Roberto Pais, un algherese di 42 anni. La mattina del 14 giugno di due anni fa, passando in via Kennedy in sella alla sua bici, notò quel “ben di Dio” e si intrufolò dalla finestra. A distanza di oltre due anni, quel reato contro il patrimonio, quantificabile in una decina di euro al massimo, è approdato in tribunale per via della denuncia presentata dalla vittima, Antonio Coppola, 53 anni, parroco della chiesa di Santa Maria Goretti.

I fatti si sono dunque svolti nella mattina del 14 Giugno 2014 (due anni fa, secondo l’articolo). La notizia è indubbiamente vera, confermata da altre testate locali come L’Unione Sarda e testate nazionali come, ad esempio, La Stampa. Roberto Pais dovrà presentarsi in tribunale il 16 Dicembre per spiegare, ancora una volta, i motivi che l’hanno spinto a commettere il furto.

Ad alzare un coro di voci differente, però, è comparso questo articolo del portale Alghero Eco, pubblicato l’11 Ottobre 2016. A prendere parola è Giovanni Antonio Spano, avvocato incaricato dai Padri Passionisti – l’ordine di cui fa parte Padre Antonio Coppola – di seguire l’intera vicenda giudiziaria. Dal 2006 la Parrocchia di Santa Maria Goretti aveva inaugurato una serie di attività pastorali fatte di un supporto costante verso i parrocchiani. Fra di essi – come spiega l’avvocato Spano in una lettera inviata alla redazione di Alghero Eco – vi era anche il Pais, che svolgeva piccoli lavoretti per la comunità, per ottenere un sostentamento per sé e per la sua famiglia. La comunità stessa sostenne le spese per il suo matrimonio. Il Pais «frequentava i locali e gli spazi della comunità, conoscendoli in modo dettagliato; questo nel corso degli anni, gli ha permesso di introdursi arbitrariamente svariate volte in quel luogo sacro, commettendo reati di varia natura, ma trovando sempre una bonaria composizione nel perdono filiale riconosciuto dai padri della comunità che, con l’ammonimento del non commettere più quei fatti, hanno più volte deciso di confidare in un ravvedimento dell’individuo, rinunciando a presentare qualsiasi tipo di denuncia alle autorità competenti».

Continuando con le parole della lettera:

[…] Alcuni parrocchiani si sono sentiti in dovere di garantire personalmente la sicurezza dei fedeli frequentanti l’attività pastorale e dei beni patrimoniali presenti all’interno della Chiesa e del convento. Col passare del tempo, però, la situazione si è resa sempre più grave: i padri erano assoggettati alle continue “visite” notturne e diurne del 42enne algherese, trovandolo persino nelle camere da letto del convento dove i sacerdoti risiedono tutt’ora.

Tuttavia, nonostante i suddetti perpetuati avvisi, nei padri ha iniziato a insidiarsi una forma di ansia e turbamento psicologico, dovuto anche al grave stato di salute nel quale si trovavano due fra i padri della comunità, uno novantenne e uno ultracentenario, i quali avevano necessità di vivere lontano da turbamenti e dalle preoccupazioni che la vicenda generava quotidianamente, e la cui responsabilità della sicurezza, tra le altre, incombeva interamente su padre Antonio Coppola, il quale, in occasione del fatto riportato, peraltro avvenuto nel giorno in cui si celebrava il sacramento della Prima Comunione, con la presenza di bambini e famiglie che assistevano impaurite, avendo notato la presenza di un soggetto all’interno della sagrestia mentre rovistava tra gli armadi, chiedeva l’intervento delle forze dell’ordine che intervenute lo coglievano sul fatto all’interno del convento. Alla luce di tali precisazioni, che si reputano necessarie per non infondere strumentalità al fatto riportato, la Comunità Passionista, si augura, comunque, che la situazione si concluda con un epilogo favorevole per tutte le parti coinvolte.

Secondo la lettera, dunque, Roberto Pais era recidivo nelle sue azioni. La denuncia è scattata come conseguenza delle ripetute incursioni del Pais negli ambienti della Parrocchia di Santa Maria Goretti; incursioni che avevano ormai provocato nei religiosi uno stato di ansia e preoccupazione. All’ennesimo episodio è scattata la denuncia.

Come già affermato, Roberto Pais dovrà rispondere dei suoi reati in tribunale il 16 Dicembre. La notizia è dunque vera, ma è evidente l’esistenza di una nuova prospettiva, motivo della nostra precisazione.

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