Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina

di Bufale.net Team |

Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina Bufale.net

Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina, e qui la faccenda si complica. Siamo chiari: questo è un editoriale, non un’asseverazione di veridicità.

Siamo fact checker e siamo i primi a dire che a questo livello della storia la verità sugli eventi non sarà mai chiarita probabilmente.

Lo scopo ormai è ben oltre la comprensione: il punto sta diventando lanciare un messaggio.

La storia la conoscete: nella nottata di ieri Darya Dugina, figlia di quel Dugin teorico di quella “Quarta Teoria Politica” alla base del Putinismo militante e per questo (sovente, anzi nel 100% dei casi, a torto) tacciato di essere un novello Rasputin è morta.

Ed è stata uccisa. Infatti la macchina su cui avrebbe dovuto viaggiare l’illustre padre è stata fatta esplodere, a questo punto si può affermare con un buon grado di certezza con un deliberato attentato.

È partito quindi il balletto di responsabilità. Ovviamente, per le “fonti russe” i colpevoli sono i “terroristi Ucraini”, una figura apparsa sin dall’inizio della guerra e pronta a distruggere le vestigia della società russa post-Sovietica minandone i valori assieme ai loro araldi.

E la Russia si dichiara, in caso di “prove” del coinvolgimento di Kiev, a “distruggere il nemico naturale”.

Altrettanto ovviamente, Kiev nega formalmente e decisamente ogni addebito, respingendo le accuse al mittente.

Ma il quadro si complica diventando un complicato balletto

Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina

Entra ora in scena Il’ja Ponomarëv, ex deputato della Duma, censurato nel 2012 per aver definito i membri del partito di Putin “Ladri e truffatori”, unico ad opporsi all’adesione della Crimea alla Russia, privato dell’immunità parlamentare, indagato e marchiato a vita come nemico del Putinismo.

Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina
Per ex della Duma un gruppo di partigiani russi ha ucciso Darya Dugina, foto di Il’ja Ponomarëv – Richter Frank-Jurgen – Flickr: Ilya Ponomarev, Chairman, Hi-Tech Development Subcommittee of the Russian Duma, Russia, 2012 Horasis Global

Ora residente a Kiev, Ponomarëv ha dichiarato per mezzo di un canale da lui creato che l’attentato è un caso di “resistenza al putinismo” rilanciandolo come rivendicato dalla “National Republican Army”, un gruppo di partigiani russi.

Non è detto che siano stati loro o ci abbiano solo “tirato il cappello”, non è neppure il punto della questione.

Il punto è che tale attentato, nonostante come abbiamo visto il Dugin delle “Capre sacre” dei “Lamponi per gli orsi” sia molto meno un Rasputin e più un ideologo la cui filosofia è finita tra i pezzi di quel miscuglio magmatico e frullato che è il Putinismo, diventa occasione di rivendicazione in una Russia che perde coesione.

“Noi dichiariamo Putin un usurpatore del potere e un criminale di guerra che ha modificato la Costituzione, scatenato una guerra fratricida tra gli slavi e mandato i soldati Russi a morte, certa e senza senso”, dichiara quello che per Ponomarëv è il manifesto dei “nuovi partigiani”.

Che continua così: “Povertà e bare per alcuni, palazzi per altri – ecco l’essenza della sua [di Putin] politica. Crediamo che il popolo privato dei diritti debba avere il diritto di ribellarsi ai tiranni. Putin sarà deposto e distrutto da noi!”

Sulla solidità di tali proclami, chi può saperlo.

È un ulteriore tassello in un fronte interno decisamente meno coeso. Nei capitoli passati dell’esposizione abbiamo visto, assieme alle solite incontrollabili voci di “malattie incurabili dello Zar”, anche oligarchi pronti a lasciare che si diffondessero e inclini a dichiarare che le sanzioni e la politica di Putin gli stanno rovinando gli affari e la piazza internazionale più di quanto la Duma possa ammettere.

A questo punto, siamo di fronte ad una serie di prove muscolari che trasformano la guerra in Ucraina in una battaglia di logoramento su più fronti. Il fronte esterno, il fronte interno, il fronte politico e il fronte morale e sociale.

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