Pecora Elettrica, è stato un tunisino: nordafricani vogliono prendersi il quartiere

di Luca Mastinu |

Pecora Elettrica, è stato un tunisino: nordafricani vogliono prendersi il quartiere Bufale.net

Gli autori di Voxnews hanno già concluso le loro indagini e hanno individuato il responsabile dei roghi alla Pecora Elettrica e al Baraka Bistrot di Centocelle che hanno interessato le cronache delle ultime settimane. In un articolo pubblicato l’11 novembre chi scrive attribuisce a un tunisino la responsabilità degli incendi, concludendo già dal titolo che la pista giusta è quella dei nordafricani che vogliono il controllo totale del quartiere colpito dalle cronache.

4 roghi nel quartiere antifascista

Come ricordava un’agenzia pubblicata da Ansa tre giorni fa, sono saliti a 4 i roghi del quartiere: ai due agguati incendiari perpetrati contro La Pecora Elettrica si aggiungono quello del gazebo di fronte alla pizzeria Cento55 di via Delle Palme, divampato nel mese di ottobre e quello al Baraka Bistrot. La pista politica, nel tempo, è stata più volte battuta dalla stampa anche solo per il conferimento della Medaglia d’Oro per la Resistenza da parte del Quirinale nel 2018 all’intero quartiere per l’impegno nella lotta antifascista.

Dalla matrice politica all’organizzazione criminale

La Pecora Elettrica, inoltre, era un noto locale antifascista e dopo l’incendio del 6 novembre aveva ricevuto la solidarietà del titolare del Baraka Bistrot, anch’esso poi raggiunto da un agguato incendiario. Nelle ultime ore, tuttavia, si sta battendo la pista del piromane tunisino legato alla malavita locale in termini di spaccio di droga.

Facciamo un passo indietro. Dopo il rogo alla pizzeria “Cento55” dell’8 ottobre le forze dell’ordine avevano fermato e denunciato un tunisino di 45 anni che poco dopo l’incendio, riferiva un residente, era stato visto con le sopracciglia bruciacchiate intento a lavarsi le mani. Come riporta Il Messaggero: Pare che in tasca avesse una boccetta di alcool. Ma l’uomo negò coinvolgimenti“. L’uomo era stato denunciato a piede libero e il pm aveva ritenuto non sufficienti gli elementi a disposizione delle indagini, per cui non era stato possibile incarcerarlo. In questi giorni gli inquirenti lo stanno cercando nuovamente, ma l’uomo risulta irreperibile.

Si parla, dunque, di un’ipotesi che conduce alle bande di nordafricani che si contendono le piazze di spaccio nella zona del Forte Prenestino, ma come riporta Il Tempo“Le fotocamere di sicurezza installate all’interno dei locali non hanno catturato nulla di utile“. Il Secolo d’Italia titola che è stata una gang africana per poi ritrattare nel testo: “L’immigrato ricercato potrebbe essere colui che ha appiccato anche gli altri due roghi”.

Lo stesso modus operandi, le indagini sono ancora in corso

Ciò che è chiaro per gli inquirenti, in ogni caso, è che la mano dietro i roghi sia sempre la stessa in quanto è stato individuato un modus operandi che coincide con tutti i casi. Quella della gang nordafricana è dunque una pista battuta dagli investigatori, ma ancora non v’è certezza della responsabilità del tunisino già denunciato a ottobre, oggi ricercato. La pista degli stranieri è data come certezza anche nel titolo scelto da Il Primato Nazionale, ma si tratta soltanto di un’ipotesi.

Le indagini sono ancora in corso, ma già esplodono i titoli acchiappaclick che fanno disinformazione.

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