NOTIZIA VERA Rotoloni di carta a 17 Euro l'uno – Bufale.net

di Shadow Ranger |

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Onestà intellettuale ci impone, quando ci viene chiesta asseverazione di una notizia, di accettare la stessa anche quando è chiaro che bufala non è. Ma quando lo facciamo, non è certo per ozioso desiderio di saltare la dolorosamente necessaria parte di selezione ed archivio delle molteplici notizie che ci arrivano in casella di posta o mediante i social, ma per cercare di dare a tutti coloro che esprimono dubbi una risposta certa, sicché possano capire non solo se una notizia è vera o falsa, ma anche i perché della stessa.
La curiosa notizia pervenutaci è targata Affari Italiani, e lamenta l’acquisto da parte del Polo delle Armi leggere di Terni di di 2.000 rotoli di panno carta al prezzo di 34.300 euro Iva esclusa.
Dato il costo medio, che si può ricavare da una semplice media acquisti nei vari negozi e grossisti, il prezzo è evidentemente anomalo. Anche se, come ricorda il Messaggero, cataloghi professionali possono contenere panni carta con prezzi superiori ai 2-3 euro “domestici”, ad esempio:

Ma basta gironzolare su Internet per trovare offerte di ”panno carta” professionale (come ad esempio quella della Kimberly Clark) a 10,51 euro (più Iva) a rotolo per richieste superiori agli otto rotoli.

Ma, anche così, è un boccone difficile da mandar giù per il lettore l’acquisto, in media, di un singolo rotolo a circa 17 euro, superiore anche al costo di un rotolo professionale KC.
Il problema è noto agli enti che, all’interno dell’Apparato Statale, cercano di limitare tali sprechi, e infatti è proprio dalla CONSIP, la centrale di acquisto destinata al risparmio appare un’amara e cupa risposta alla domanda di quanti casi simili potrebbero esistere.

«Centomila, perché centomila sono gli impiegati pubblici che, senza preparazione professionale nella maggioranza dei casi, possono effettuare acquisti per conto dei 32 mila centri di spesa delle amministrazioni pubbliche italiane», è la secca risposta di Domenico Casalino, l’economista che da quattro anni guida la Consip, la centrale d’acquisto del Tesoro inventata alla fine degli anni Novanta dall’allora ministro Carlo Azeglio Ciampi per risparmiare sull’enorme massa di denaro (140 miliardi nel 2014) che le amministrazioni pubbliche italiane usano per il loro shopping.

Il dolo non è in un governo in particolare, ma nell’attuale struttura degli appalti. Proveremo a semplificarla, senza fermarci in tecnicismi e raggruppando le fasi nel modo più semplice possibile:

  1. Un Ente o un’Amministrazione Statale si rende conto di aver bisogno di un bene
  2. Quell’Ente, che per sua costituzione e formazione non può “fare la spesa e basta”, allo scopo di limitare i costi crea una gara di Appalto: fissa cioè un tetto massimo ed invita tutte le ditte interessate a formulare loro offerte al ribasso. Vincerà, insomma, chi fornisce la stessa merce al costo inferiore
  3. L’Ente aspetta le offerte, le vaglia e sceglie la più conveniente

Comprenderete come un simile sistema sia, sostanzialmente, un’arma a doppio taglio: ove il tetto massimo sia fissato con accortezza, ed il numero di imprese partecipanti sia sufficiente a suscitare il doveroso istinto competitivo, si può facilmente “strappare” un prezzo inferiore.
Ma a volte, come ricordato da Casalino, il sistema si inceppa: il tetto iniziale di spesa viene fissato troppo in alto, ed i partecipanti sono troppo pochi.
In questo caso addirittura vi era solo un partecipante: senza competitività, semplicemente l’amministrazione di riferimento ha accettato l’unica proposta fornita, oggettivamente poco competitiva rispetto al mercato.
È indubbiamente questa una delle sfide che la CONSIP, col passaggio dagli appalti alle Centrali di Acquisto, organizzazioni specifiche per trattare grandi quantità di prodotti per più acquirenti, si pone, ipotizzando che

Non solo per i potenziali ma evidenti risparmi che sarebbero determinati dal progetto renziano – finora rimasto sulla carta – di portare i centri di spesa italiani da 32 mila a poche decine ma soprattutto per il cambiamento di mentalità che un passaggio così epocale determinerebbe nella pubblica amministrazione. «Le centrali d’acquisto non solo riducono la corruzione ma ammodernano e aiutano a sfruttare economicamente le immense ricchezze pubbliche», è la tesi di Casalino.

Il sistema degli appalti così come lo conosciamo va pesantemente riprogettato? È la CONSIP la soluzione?
Questo non lo sappiamo, né ci è dato saperlo. In tempi di Spending Review però introdurre forti meccanismi di controllo in grado di disciplinare non solo il mercato, ma anche le sue inevitabili distorsioni, aiuterebbe molto.

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