Non lasciate che l’Odio vi tappi la bocca – solidarietà a Irene Facheris

di Shadow Ranger |

Non lasciate che l’Odio vi tappi la bocca – solidarietà a Irene Facheris Bufale.net

Una delle opposizioni che ci capitano spesso da quando abbiamo deciso di stabilire una politica contraria all’Odio Social su Facebook è l’accusa di avere velleità censorie.

Abbiamo aderito in toto al Manifesto della comunicazione non ostile, abbiamo seguito con attenzione iniziative come Odiare ti Costa.

Abbiamo, sostanzialmente, deciso che per chi posta contenuti di odio sui nostri lidi non esiste un posto. Eravamo stanchi di vedere frustrati latrare il loro odio rabbioso verso ogni immagine vagamente umana. E dopo un ammonimento iniziale a non ripetere tali azioni, siamo stati costretti a fare a meno della presenza di taluni individui sulla nostra pagina.

Cosa abbiamo ottenuto? Messaggi in posta riassumibili con

Mi ha detto mio cuggino che vi fu il fraintendimento! Lui segue molto quella pagina, e siccome che una volta gli sono saltati i nervi e ha minacciato di morte uno che magari era pure [inserire partito opposto a quello di chi ha scritto la lettera] l’avete bannato! Non è giusto! Dovete togliergli il ban perché lui ci tiene! Se non gli togliete il ban io dico a tutti che voi cenzurate di cenzura, che siamo in un paese libbero e se io voglio dire che vengo a casa vostra e vi sgozzo come gli agnelli è la libbertà della Costituzione di parole!

E altre levità che francamente preferiamo risparmiarvi per i motivi che leggerete in seguito

Solidarietà a Irene Facheris

Anche Irene Facheris, attivista e scrittrice, solitamente preferisce risparmiare all’uditorio il coro dell’Odio che dobbiamo anche noi ogni giorno mettere alla porta, quando colpisce noi, i nostri lettori e persino i personaggi di cui trattano le bufale.

Quest’ultima cosa echeggiando una versione 2.0 e corrotta del nonnetto svanito che negli anni ’60 attendeva le Signorine Buonasera a presentare il film RAI della serata tutto in ghingheri, convinto che se lui poteva vedere loro, loro potessero fare altrettanto.

Ma qualcosa nel meccanismo si è spezzato.

 

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Non sono solita fare vedere questo lato dell’attivismo, un po’ perché mi sembra di inquinare internet mostrando dei contenuti terribili e un po’ perché mi immagino che la gente già lo sappia (ma qui mi devo ricredere, persone a me vicine hanno visto questa immagine prima di oggi e sono rimaste senza parole). Però ho da sempre questo pallino del trasformare la merda in qualcosa di utile e quindi eccomi qui. Mai come in questo periodo mi hanno scritto così tante ragazze, dicendomi la stessa cosa: “Irene, ho iniziato a far sentire la mia voce, quando leggo qualcosa che non mi piace ora commento argomentando, ma in risposta ricevo così tanto odio che mi sta già venendo voglia di smettere, perché non so se resisto. Tu come fai?”. Allora, anzitutto teniamo a mente che, come ripete sempre @lagiuliab, non puoi fare la femminista se sei morta. Proteggiamoci, sempre. Il che può anche significare non commentare, non dire nulla su una questione se quel giorno sentiamo di non riuscire a sostenere l’odio che arriverà. I sensi di colpa mandiamoli a quel paese, siamo umani e abbiamo bisogno di respirare. Detto ciò, vorrei rispondere alla domanda “Tu come fai?”. È semplice, io penso a voi. Penso a tutte quelle persone che hanno iniziato a seguirmi magari per caso e sono diventate le femministe guastafeste che si battono per ciò che è giusto. E sento che continua a valerne la pena. So che è difficile, ma ogni volta che scrivete qualcosa online, pensate che c’è un* ragazzin* che vi sta sicuramente leggendo e che sta pensando “ah, ma allora non la penso solo io questa cosa, non sono sol*”. Lo facciamo per loro. Per noi e per loro. E magari grazie al vostro commento diventeranno femminist* guastafeste. Il sorriso nella mia foto non sta lì a dire “hater non mi avrete mai guardate come rido dei vostri commenti”. Il sorriso nella mia foto è lì perché non mi sto concentrando sui quei commenti, sto proprio pensando a un’altra cosa. E non perché io sia figa ma perché ho capito che ne esco solo così, concentrandomi sul bello e sull’utile. Non ci riesco sempre, ma giuro che ci provo ogni volta. Andiamo avanti insieme, c’è una generazione di guastafeste che ci aspetta ❤️ #feminism

Un post condiviso da Irene Facheris (@cimdrp) in data:

E come vedete, l’Odio è diventato il mezzo di censura che sovente gli haters piangono essere.

Abbiamo letto, anche da fonti “di reputazione”, inviti a non combattere l’Odio Social. A cercare di “redirigerlo”, condividerlo, scendervi a patti. Dichiarando che anche l’Odio è espressione.

Abbiamo visto invece che l’Odio sui Social è l’esatto contrario dell’espressione.

È l’atto di deliberata censura del ragazzino urlante che strilla più forte per coprire la tua voce fino a farsi scoppiare i polmoni, e quando ha finito passa alle minacce fisiche per tapparti la bocca.

Abbiamo visto mille volte come l’hater non è un povero censurato, ma un censore bieco e brutale che si riempie la bocca di minacce di stupro (ricorderemo per sempre con un misto di disgusto e commiserazione quella volta che Sara Manfuso, fondatrice di #IoCosì, ricevette un lungo audio dove la voce di un ragazzino, rotta dall’emozione e dalle lacrime come se stesse leggendo una poesia commovente e premettendo di “non essere un delinquente”, le augurava di essere ripetutamente stuprata da immigrati superdotati – ma non proprio con questi termini – se avesse continuato a esprimersi…), il cui unico argine tra i suoi pensieri e fantasie di violenza e i fatti è la consapevolezza di non avere le capacità per farlo.

E, talvolta, neppure quello.

Massima solidarietà a Irene Facheris e tutte le vittime dell’Odio Social.

E nessuna, nessuna considerazione o patteggiamento con gli hater.

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