Non è vero che l’India è COVIDFree grazie all’Ivermectina: non tutta l’India, non c’entra il farmaco

di Bufale.net Team |

Non è vero che l’India è COVIDFree grazie all’Ivermectina: non tutta l’India, non c’entra il farmaco Bufale.net

L’India è COVIDFree grazie all’Ivermectina: questo è il grido di esultazione delle comunità novax, nopass e a favore dell’uso dell’Ivermectina contro COVID19.

Allarme del tutto falso: è vero che ci sono distretti in India dove il contagio è enormemente diretto, ma è falso sia merito dell’Ivermectina.

Non è vero che l’india è COVIDFree grazie all’Ivermectina. Il merito è essenzialmente da ricercarsi in tutto quello che chi ha diffuso la bufala odia.

Ovvero una aggressiva campagna di vaccinazione (la citazione è testuale da fonte governativa) e enfasi massima su forme rigide di Screening.

Essendo il Green Pass uno degli strumenti coi quali in Europa si impone lo screening che in altri posti del mondo avviene di imperio (sostanzialmente, in vigenza del Green Pass per molte attività sei tenuto a verificare di avere di fronte soggetti vaccinati o con tampone negativo nelle ultime 48/72 ore), possiamo comodamente affermare che il caso indiano prova che una aggressiva campagna di vaccinazione seguita da forme di controllo dei requisiti immunologici siano l’unico modo efficace per uscire dalla pandemia.

Quindi, il caso indiano dimostra che vaccini e Green Pass sono, effettivamente, l’unica via di uscita in tempi compatibili con le esigenze di questa generazione.

Possiamo ora passare ad una analisi di dettaglio.

Non è vero che l’India è COVIDFree grazie all’Ivermectina: non tutta l’India, non c’entra il farmaco

Già nel mese di Febbraio si parlava di “Paradosso Indiano”: con la campagna vaccinale appena iniziata, troppo poca per impatto, l’ondata pandemica in corso si stava arrestando.

La spiegazione era purtroppo semplice: a Febbraio 2021 sostanzialmente il 50% della popolazione era stato già contagiato, con picchi dal 60% all’80% nelle metropoli più popolose e i villaggi isolati risparmiati in una forma di distanziamento sociale involontario.

Ciò nonostante a maggio la situazione Indiana era tornata di nuovo precaria, con gli ospedali non più in grado di far fronte alle nuove ondate, scarsità di bombole di ossigeno e lo spettacolo che ha scioccato l’occidente di un netto aumento dei riti funerari.

La risposta del governo non si è fatta attendere: nell’Uttar Pradesh, stato nel Nord dell’India che ha abbattuto i contagi, si è cominciato a investire nella sanità, migliorando e potenziando le infrastrutture.

A fronte di una situazione in cui la maggior parte delle strutture mediche sono private, ma la popolazione si appoggia sul pubblico, l’amministrazione locale ha creato una rete di strutture mediche per il trattamento e per il tracciamento.

Inoltre, nonostante il 50% di contagiati in India anche coloro che hanno già avuto il contagio ricevono ambo le dosi di vaccino, bene del quale finalmente sta terminando la scarsità.

Vi è inoltre in dirittura di arrivo la sperimentazione del vaccino locale Zydus-Cadila per i dodicenni.

Migliori ospedali, tracciamento costante, vaccinazione di massa ben accettata dalla popolazione.

Non è vero che l’India è COVIDFree grazie all’Ivermectina: è merito dei vaccini.

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