No, non è vero che il Green Pass serve a comparare gli scontrini emessi coi clienti

di Bufale.net Team |

No, non è vero che il Green Pass serve a comparare gli scontrini emessi coi clienti Bufale.net

Una nuova bizzarria dei nopass in rete è la teoria per cui il Green Pass serve a comparare gli scontrini emessi coi clienti.

Teoria assolutamente infondata che vedremo, nata da una fake news ciclica di cui abbiamo recensito versioni più “raffinate” che torna come becera Catena di S. Antonio.

Nella versione originale si parla di un fantomatico e del tutto inesistente intervento di Draghi per rendere il Green Pass disattivabile a comando ai morosi fiscali.

Cosa che riecheggia precedenti fake news che cercano di collegare il Green Pass al “punteggio sociale” cinese, nonostante nel precedente articolo abbiamo ricordato che non vi sia nessun accordo per importarlo. Tampoco il testo dell’accordo noto come “La Via della Seta” prevede un simile accordo.

Ma questo è il minimo dei problemi.

No, non è vero che il Green Pass serve a comparare gli scontrini emessi coi clienti

Sappiamo come funziona il Green Pass. Ne abbiamo a lungo parlato.

Il Green Pass appare nelle vesti di un QR Code, un codice che, aperto da un apposito applicativo per cellulare (VerificaC19) in Italia controlla il codice con una serie di chiavi custodite in un server sicuro che indicano lo status immunologico del detentore del codice X.

Restituisce quindi alcune risposte: “non valido”, “non ancora valido”, “valido in Europa”, “valido solo in Italia”, a seconda che il certificato risulti invalido, in attesa di operatività, valido con due dosi o il tampone o con dose singola.

Dire che “serve a comparare gli scontrini” implicherebbe un qualsiasi collegamento tra quel codice e gli scontrini emessi.

Riflettete: il registratore di cassa elettronico, nella disponibilità dell’esercente, trasmette i corrispettivi all0 SdI, Sistema di Interscambio per fatture e corrispettivi.

La Fatturazione Elettronica assolve allo stesso scopo.

Il Registratore di Cassa e il sistema prescelto per la Fatturazione Elettronica sono a conoscenza dei dati che gli inserisci. Dati che non comprendono in alcun modo il Green Pass.

Un simile folle disegno ipotizzerebbe una specie di collegamento per cui il Registratore di Cassa, autonomamente in una sorta di Terminator VII, La Rivolta delle Macchine Fiscali, improvvisamente prenda vita e si impossessi dei certificati COVID di tutti i presenti. Certificati che non comprendono mezzo di collegamento con gli scontrini, quindi una sofisticata intelligenza artificiale dovrebbe assegnare ogni scontrino (per definizione anonimo: tu non dai il nome e cognome al negoziante…) al pagamento.

E anche nel caso delle fatture, dove fornisci i dati, pensate al caso di una fattura a nome di una società: come lo fai il tampone ad una società?

Una probabile base, sviata, per la bufala

Qualche complottista ripeterà e spergiurerà che App IO, siccome faceva anche il Cashback, potrebbe fornire quei dati.

A parte il fatto che sarebbe l’App IO dell’acquirente e non dell’esercente, App IO in realtà è una app coltellino svizzero che assolve a molteplici funzioni, tra cui l’invio del GP, per venire incontro a chi non voleva installare App Immuni e neppure adattarsi all’uso del portale DGC online.

Infatti il Garante della Privacy ha volutamente rimandato l’approvazione di App IO per accertarsi che ogni scopo avesse una diversa autorizzazione.

Ma anche così, il fatto che il Cashback non sia più operativo, rende tale volo pindarico ancora più pindarico.

Piuttosto potremmo opinare che la montante e crescente ossessione del Green Pass come strumento che impedirebbe l’evasione fiscale ed altre magagne e disonestà tipiche denunci più che una attenzione alla privacy una morbosa coscienza sporca.

O il tentativo di cooptare i potenziali scheletri dell’armadio nell’armata nopass.

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